L’Italia deferita dalla Corte penale internazionale per il caso Almasri. Fuori dai confini del Parlamento non c’è scudo per la vergogna
Ce la ricordiamo tutti la premier Giorgia Meloni, con gli occhi strabuzzati per la rabbia, agitare l’avviso recapitatogli dal Procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, per informarla di aver trasmesso gli atti al Tribunale dei ministri. Gli atti in questione erano quelli del caso Almasri, il torturatore libico sul quale pendeva un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per una serie di crimini indicibili, compresa la violenza sessuale su un minore. E che il governo ha pensato bene di rispedire in Libia su un volo di Stato anziché consegnarlo, come era tenuto a fare, ai giudici dell’Aja. Finché la solita toga guastafeste non si è intromessa nell’azione di un governo che, per il solo effetto dell’investitura popolare, si credeva, e magari si crede ancora, legibus solutus. Cosa pensassero in realtà gli elettori del burrascoso rapporto dell’esecutivo con il potere giurisdizionale, fatto di attacchi continui e quasi quotidiani ai magistrati, ce lo ha svelato poco meno di due settimane fa il referendum costituzionale che ha intonato il requiem della riforma Nordio.
Il ministro che, a proposito del caso Almasri, cambiando una versione dopo l’altra, è riuscito a darla a bere alla maggioranza parlamentare che ha negato l’autorizzazione a procedere per lui e i suoi colleghi Piantedosi e Mantovano. La stessa maggioranza che ha appena sollevato il conflitto di attribuzione per scudare anche l’ex capo di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi, mentre la Procura di Roma ne chiedeva il rinvio a giudizio per false dichiarazioni, proprio in merito alla vicenda Almasri, da poco dimissionata insieme al sottosegretario Delmastro dopo le foto che li ritraevano insieme nel locale di cui il deputato FdI era socio con la figlia del prestanome del clan Senese. Non se la sono bevuta, invece, all’Aja. Dalla Corte penale internazionale è infatti arrivato ieri il deferimento dell’Italia – con annessa figuraccia mondiale – all’Assemblea degli Stati da parte della Cpi per la mancata cooperazione nell’arresto e la consegna di Usama Almasri. Un’altra grana per il governo che almeno qualcosa da questa vicenda dovrebbe aver imparato: fuori dai confini nazionali e dalle aule parlamentari non c’è scudo che tenga contro la vergogna.
Fonte lanotiziagiornale.it di Antonio Pitoni
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