Alcuni dei 32 sopravvissuti giunti al molo Favarolo di Lampedusa dopo essere stati soccorsi hanno raccontato di essere partiti in 110. Sarebbero dunque un’ottantina le persone finite in mare prima che giungessero i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Ievoli Gray e Saavedra Tide
Trentadue migranti sono stati salvati in mare nell’area Sar Libica dalla Guardia costiera italiana. I militari hanno recuperato anche due cadaveri. Il barcone di 12-15 metri con il quale erano salpati da Tripoli, in Libia, si è rovesciato durante il viaggio i profughi, che dicono di essere partiti in 110, sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere intercettati e soccorsi.
Cosa sono le zone SAR
Sono aree geografiche marittime per le quali un determinato Stato è responsabile del coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso. Queste zone sono definite dalla Convenzione Internazionale sulla Ricerca e il Salvataggio Marittimo (Convenzione SAR), adottata dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) nel 1979. L’obiettivo principale delle zone SAR è garantire un sistema globale di coordinamento per assistere le persone in difficoltà in mare, con la massima efficienza e tempestività. Le aree SAR nel mediterraneo centrale sono 4 (costituite dall’IMO ovvero l’International Maritime Organization). La zona italiana, maltese, quella Libica (dal 2017) e quella Tunisina (dal 2024). Quest’ultime sono state istituite dopo gli accordi tra l’Italia ei due paesi nordafricani. L’Italia ha istituito un Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) a Roma che coordina le operazioni di salvataggio. La Libia ha dichiarato una sua zona SAR, ma spesso la capacità di coordinamento e gestione delle operazioni di soccorso è limitata, il che ha portato a numerose critiche internazionali.
Fonte SkyTg24
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