Il cuore del Libano torna a bruciare proprio nel giorno in cui il Medio Oriente sperava in un fragile sospiro di sollievo. Mentre in Iran entrava in vigore il cessate il fuoco mediato dal Pakistan, Israele ha sferrato quello che le stesse IDF hanno definito “il più grande attacco coordinato del 2026”. Un’operazione massiccia che ha ridotto Beirut a un inferno di fiamme e macerie, scatenando una durissima reazione politica in Italia e spingendo Teheran a una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’inferno di Beirut e la reazione iraniana
In pochi minuti, cinquanta caccia israeliani hanno sganciato circa 160 bombe su oltre cento obiettivi. Nonostante Tel Aviv dichiari di aver colpito centri di comando di Hezbollah e infrastrutture di intelligence, il bilancio civile è drammatico. Zone commerciali affollate, come la Corniche Mazraa, e quartieri residenziali sono stati sventrati. Le immagini descrivono edifici in fiamme, auto carbonizzate e un numero imprecisato di vittime: si parla già di decine di morti e centinaia di feriti.
La violenza dell’offensiva ha fatto vacillare immediatamente l’accordo di tregua con l’Iran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha denunciato le violazioni israeliane al mediatore pakistano Asim Munir. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: l’agenzia Fars ha annunciato il blocco del transito nello Stretto di Hormuz, mentre la Repubblica Islamica valuta la ripresa diretta delle ostilità.
Tensione con l’Italia: colpita una colonna UNIFIL
L’escalation ha toccato direttamente l’Italia. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito alla Camera un episodio gravissimo: una colonna italiana dell’Unifil, impegnata in operazioni di rimpatrio, è stata bloccata dalle forze israeliane. “Colpi di avvertimento hanno danneggiato un nostro veicolo”, ha dichiarato Tajani, promettendo inflessibilità.
Ancora più duro il Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha espresso la sua “più ferma e indignata protesta”, definendo inaccettabile che militari impegnati per la pace sotto bandiera ONU vengano esposti a simili rischi dall’esercito israeliano.
L’affondo di Giuseppe Conte e l’immobilismo del Governo
In questo clima di caos, il leader del M5S Giuseppe Conte ha lanciato un duro attacco frontale alla Presidenza del Consiglio.
“Il governo di Netanyahu sta facendo di tutto per mettere a rischio la già fragile tregua, proseguendo nella sua furia criminale in violazione di ogni norma di diritto internazionale”, ha dichiarato Conte.
L’ex premier ha poi incalzato direttamente Giorgia Meloni: “Per quanto la Presidente resterà ancora ferma e silente? È un atto gravissimo quello contro i nostri mezzi. Quando arriveranno le sanzioni e lo stop a ogni rapporto commerciale e militare con il governo israeliano?”.
La difesa di Israele e lo stallo diplomatico
Mentre la Casa Bianca specifica che il Libano non era compreso nell’accordo di cessate il fuoco con l’Iran, il governo libanese, per bocca del premier Nawaf Salam, accusa Israele di totale disprezzo per il diritto umanitario. Nonostante il Ministro degli Affari Sociali, Haneed Sayed, abbia ribadito la volontà di Beirut di negoziare una fine delle ostilità, Tel Aviv prosegue l’offensiva, sostenendo che Hezbollah utilizzi i civili come scudi umani.
Con lo Stretto di Hormuz nuovamente chiuso e le diplomazie internazionali in affanno, il rischio di un conflitto regionale totale appare oggi più vicino che mai.
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