Doveva essere il giorno della resa dei conti, l’istante in cui il “vaso di Pandora” della destra siciliana sarebbe stato scoperchiato davanti alle telecamere.
Invece, la “tempesta perfetta” annunciata da Manlio Messina si è risolta in una bonaccia improvvisa. L’ex vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, recentemente rimosso dai vertici del partito e approdato al Gruppo Misto, ha scelto la via della ritirata strategica, trasformando quello che doveva essere un terremoto politico in una sceneggiata d’altri tempi.
Solo poche ore prima, Messina aveva alzato la posta in gioco con dichiarazioni pesantissime. Il terreno dello scontro era il suo smartphone: “È arrivato il momento di aprire il mio telefono e far capire cosa muove me e cosa muove chi gestisce il partito”.
Un guanto di sfida lanciato direttamente a Via della Scrofa, che ha fatto tremare i vertici romani e siciliani, evocando spettri di dossier, messaggi compromettenti e retroscena su quella “corrente turistica” che tanto ha fatto discutere nell’isola.
Tuttavia, al momento di premere il grilletto, Messina ha preferito rimettere l’arma in fondina. La conferenza stampa è stata annullata con una motivazione che sa di tregua armata:
“Da uomo di destra non ho intenzione di dare alla sinistra un vantaggio che non merita. Preferisco ingoiare qualche rospo e rimanere fedele alle mie idee.”
Per i critici più severi, quella di Messina è stata solo “a’ mossa”, un avvertimento in stile avanspettacolo per segnalare la propria capacità di nuocere e ottenere, forse, condizioni migliori per il futuro. Una “toccatina di polso” per far capire che il messaggio è arrivato a destinazione.
Svaniscono così, almeno per ora, le ipotesi di una sua candidatura solitaria alla presidenza della Regione Siciliana in rotta di collisione con Renato Schifani, così come le speranze dell’opposizione di assistere in diretta al capitolo più cruento della saga “Fratelli Coltelli”.
Messina ha poi blindato la sua posizione per evitare speculazioni su possibili cambi di casacca:
– No a nuovi partiti: “Non andrò in nessun altro partito, figurarsi a sinistra.”
– Nessun palco d’assalto: Anche l’attesa ospitata su La7 è stata derubricata a un confronto sulla politica estera e sul Medio Oriente.
Il risultato? Gli intrighi, i finanziamenti e le frizioni interne alla destra siciliana restano sigillati in quel telefono che Messina ha deciso di non sbloccare.
Se si tratti di vera lealtà ideale o di una tregua figlia di reciproca convenienza, resta da vedere.
Quel che è certo è che a Roma e a Palermo, tra i corridoi di Fratelli d’Italia, in molti oggi hanno tirato un lunghissimo sospiro di sollievo.
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