Il futuro dell’ex caserma “Capitano Franco” resta appeso a un atto burocratico.
Nonostante l’aggiudicazione della gara, il cantiere per la riqualificazione dell’area non può ancora partire. Come riporta La Sicilia in edicola oggi nell’articolo di Luigi Scivoli, il nodo della questione risiede nell’attesa di un fondamentale decreto ministeriale: “Per i lavori alla “Cap. Franco” si aspetta il decreto di rettifica”.
A sollevare il caso è stato Ferdinando Rovello, coordinatore del Centro di Presenza Territoriale “Giorgio La Pira”, che ha inviato una nota ufficiale al sindaco Walter Tesauro e all’assessore ai Lavori pubblici Calogero Adornetto. L’obiettivo è fare chiarezza su un progetto da 8.250.000 euro che prevede la nascita di un centro diurno per minori, una biblioteca multimediale e la sistemazione a verde delle aree circostanti.
Rovello ha espresso forte preoccupazione per la scadenza del 31 dicembre 2027: il rischio è che, senza un cronoprogramma certo, il Comune possa perdere l’ingente finanziamento. Una perdita che la città non può permettersi, specialmente considerando la carenza di spazi verdi e la prevista trasformazione del parco Dubini in una REMS.
L’assessore Calogero Adornetto, interpellato sulla vicenda, ha rassicurato sulla volontà di procedere, spiegando però il motivo tecnico del fermo. I lavori sono già stati aggiudicati al Consorzio “Ciro Menotti” di Ravenna, ma la firma del contratto è subordinata a un cambio di “etichetta” del fondo.
Il Ministero dell’Interno deve infatti formalizzare il passaggio del finanziamento da fondi europei a risorse nazionali. Questa manovra permetterebbe al Comune di godere di un margine temporale più ampio e meno rigido per la conclusione delle opere.
“Il Ministero ha già comunicato che l’intervento sarà finanziato su risorse nazionali con termine al 2027, ha chiarito Adornetto, ma la modifica deve essere formalizzata con un decreto di rettifica di concerto con il Ministero dell’Economia. Abbiamo già sollecitato l’invio del documento per poter finalmente sottoscrivere il contratto e avviare il cantiere”.
La palla passa dunque a Roma, mentre Caltanissetta resta in attesa di vedere finalmente trasformata un’area degradata in un nuovo polo sociale e culturale per la cittadinanza.
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