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Cronaca

Fuoco sulla Sea-Watch 5: 90 migranti salvati, poi l’attacco della Guardia Costiera libica

Last updated: 12/05/2026 6:44
By Redazione 75 Views 4 Min Read
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Tensione altissima nel Mediterraneo centrale: la motovedetta Ras Jadir, donata dall’Italia, ha esploso 15 colpi contro la nave della ONG tedesca. Accuse durissime di “pirateria” verso Roma e Bruxelles.

Contents
La dinamica: spari e minacce in mare aperto“Pirateria finanziata dall’UE”Le reazioni politiche: scontro sugli accordi con TripoliSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Un salvataggio che si trasforma in un inseguimento armato. È quanto accaduto lunedì a circa 27 miglia dalla costa libica, in acque internazionali, dove la nave umanitaria Sea-Watch 5 è stata bersagliata da colpi di arma da fuoco esplosi da una motovedetta libica. L’episodio è avvenuto subito dopo che l’equipaggio della ONG aveva tratto in salvo 90 persone ammassate su un barchino di legno.

La dinamica: spari e minacce in mare aperto

Secondo la ricostruzione fornita dalla ONG tedesca, la motovedetta Ras Jadir – unità consegnata alla Libia dal governo italiano nell’ambito degli accordi sui flussi migratori – avrebbe aperto il fuoco nel tentativo di bloccare la nave umanitaria. I miliziani libici avrebbero intimato alla Sea-Watch 5 di invertire la rotta e dirigersi verso Tripoli, minacciando l’abbordaggio.

Seguendo le direttive della Germania (Stato di bandiera), il comandante della Sea-Watch ha mantenuto la rotta verso nord alla massima velocità per garantire la sicurezza dei naufraghi e dell’equipaggio. Inizialmente, le autorità italiane interpellate via radio avrebbero declinato ogni competenza sulla vicenda, salvo poi assegnare alla nave il porto di Brindisi per lo sbarco, distante ben quattro giorni di navigazione.

“Pirateria finanziata dall’UE”

Le parole della portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi, sono una denuncia frontale alle politiche migratorie europee:

“Siamo davanti a un atto di pirateria supportato e finanziato dal governo italiano e dall’Unione Europea. Il Mediterraneo si sta trasformando in un parco giochi per criminali, coperto dalla complicità e dalla totale impunità garantita dalle nostre istituzioni.”

Le reazioni politiche: scontro sugli accordi con Tripoli

L’incidente ha riacceso immediatamente lo scontro politico in Italia. L’opposizione punta il dito contro il Memorandum d’intesa con la Libia:

– Nicola Fratoianni (AVS): Parla di un “crimine inaudito” commesso da milizie finanziate dall’Italia, accusando il governo di criminalizzare il soccorso in mare invece di colpire i veri trafficanti.

– Matteo Orfini (PD): Chiede con forza di “stracciare gli accordi” con la Libia e di dare vita a una nuova missione “Mare Nostrum” a guida europea.

– Riccardo Magi (+Europa): Sottolinea il paradosso diplomatico, ricordando come l’attacco sia avvenuto a pochi giorni dall’incontro tra la premier Meloni e il primo ministro libico.

Mentre la Sea-Watch 5 fa rotta verso la Puglia, resta aperta la questione della sicurezza degli operatori umanitari in un tratto di mare dove il confine tra controllo delle frontiere e aggressione armata appare sempre più labile.

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Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.
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