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POS, ad aprile 100 milioni di scontrini in più: il boom da 5 miliardi che smonta la linea pro-contante

Last updated: 26/05/2026 15:37
By Redazione 42 Views 7 Min Read
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I dati del primo mese dopo l’introduzione dell’obbligo di collegamento tra POS e registratore di cassa certificano l’emersione di una montagna di nero.

Crolla anche l’alibi dei commercianti sui presunti costi insostenibili: il mercato offre oggi soluzioni a canone e commissioni zero.

I numeri, a volte, sanno essere impietosi e capaci di spazzare via anni di retorica politica in un solo mese. I primi dati ufficiali emersi ad aprile, il primo mese di piena operatività dopo l’introduzione dell’obbligo di collegamento telematico tra POS e registratori di cassa, fotografano una realtà inequivocabile: in Italia sono stati battuti ben 100 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.​

Un incremento monumentale che si traduce in un ammontare di ben 5 miliardi di euro di ricavi aggiuntivi registrati “in chiaro”.

Soldi che prima viaggiavano nell’ombra e che ora, grazie all’incrocio automatico dei dati effettuato dall’Agenzia delle Entrate, entrano ufficialmente nel circuito della legalità fiscale.​

La smentita della linea Meloni​Questo boom smonta nei fatti la linea politica storicamente promossa dalla premier Giorgia Meloni e dalla sua maggioranza, da sempre scettici sulle restrizioni all’uso del contante e morbidi nei confronti delle proteste degli esercenti contro la moneta elettronica.

Per anni la narrazione della destra di governo si è concentrata sulla difesa del contante come presunto baluardo di libertà e sulla “comprensione” per i commercianti, descritti come vittime delle commissioni bancarie.​

Tuttavia, i dati dimostrano il contrario: l’obbligo di tracciabilità non ha affossato i consumi né penalizzato i piccoli negozi, ma ha semplicemente costretto a far emergere una fetta gigantesca di economia sommersa.

Quei 5 miliardi “apparisi” ad aprile non sono nuova ricchezza creata dal nulla, ma transazioni che prima venivano regolarmente occultate al fisco.​

Il POS non è un costo in più​. A far crollare definitivamente l’alibi dei negozianti intervengono anche numerosi studi economici, tra cui le storiche indagini di Banca d’Italia e i report della School of Management del Politecnico di Milano, che dimostrano come gestire il denaro contante abbia un costo occulto spesso superiore a quello delle transazioni digitali.​

La gestione delle banconote comporta infatti oneri pesanti e non quantificati:​

Il rischio di furti e rapine, con i conseguenti costi per le polizze assicurative e i sistemi di sicurezza.

​Il tempo impiegato per il conteggio della cassa, la quadratura dei conti e il trasporto fisico del denaro in banca (ore di lavoro sottratte all’attività produttiva).​

Il rischio di accettare banconote false o di commettere errori nel dare il resto.​

Secondo le stime della Banca d’Italia, i costi legati alla sicurezza, al tempo di gestione e alle perdite del contante pesano sulle imprese per una percentuale che oscilla tra l’1% e l’1,5% del volume d’affari.

Una cifra superiore o del tutto equiparabile alle commissioni medie del POS, con la differenza che la moneta elettronica azzera istantaneamente i rischi di furto e i tempi morti.​

Ma il POS a costo zero esiste​.

C’è poi un fattore puramente commerciale che cancella ogni giustificazione legata alle “commissioni bancarie strozzine”.

Oggi il mercato dei servizi di pagamento è altamente competitivo e scardina il vecchio monopolio delle banche tradizionali.

​Esistono infatti sul mercato soluzioni POS totalmente gratuite adatte a qualsiasi esigenza aziendale:

​I modelli a Commissioni Zero (con piccoli canoni): Ideali per chi ha volumi stabili.

Alcuni operatori (come Telepass Business o Axerve) offrono tariffe flat in cui, a fronte di un piccolo canone mensile fisso, non si paga alcuna commissione sulle singole transazioni, indipendentemente dalla carta utilizzata.​

I modelli a Canone Zero (con commissioni percentuali): Soluzioni come SumUp o Axerve PayFree non prevedono alcun costo fisso mensile né contratti vincolanti. Il commerciante paga solo una piccola percentuale sulla transazione se effettivamente incassa.

Se il POS resta nel cassetto per un mese, il costo è esattamente pari a zero euro.

​Per andare incontro a bar, tabaccai ed edicole, molti grandi circuiti e banche (come l’iniziativa di Satispay o i piani dedicati di Poste Italiane e Intesa Sanpaolo) azzerano completamente le commissioni per tutti i pagamenti inferiori ai 10 o 15 euro.​

Il POS sullo Smartphone (SoftPOS) grazie alle nuove tecnologie, oggi un commerciante non deve nemmeno più acquistare il dispositivo fisico.

Esistono app gratuite che trasformano lo smartphone o il tablet dell’esercente in un POS a tutti gli effetti, eliminando alla radice ogni costo di installazione e manutenzione hardware.

​In conclusione, i 100 milioni di scontrini in più registrati ad aprile non lasciano spazio a interpretazioni.

La digitalizzazione dei pagamenti fa bene alle casse dello Stato, riduce l’evasione fiscale e non rappresenta più un ostacolo economico per gli esercenti.

Chi oggi continua a rifiutare la carta di credito sventolando la bandiera dei “costi bancari” non sta difendendo la propria sopravvivenza aziendale, ma, molto più probabilmente, una vecchia e illegittima abitudine all’evasione.

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