L’uomo, gravato dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, poiché indagato per maltrattamenti e atti persecutori, si è liberato del braccialetto facendo scattare l’allarme in questura.
La Polizia di Stato a Caltanissetta ha tratto in arresto un cinquantenne nella flagranza di reato di danneggiamento aggravato del braccialetto elettronico applicato quale cosa destinata al pubblico servizio.
L’uomo, gravato dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, con l’obbligo di mantenersi a una distanza non inferiore a 500 metri dalla stessa, indagato per maltrattamenti e atti persecutori, mercoledì pomeriggio ha reciso il cinturino in gomma del braccialetto elettronico applicatogli su disposizione dell’Autorità giudiziaria, facendo scattare l’allarme in questura.
L’agente in servizio alla sala operativa, dopo aver rilevato l’alert sull’apposito portale che segnalava la manomissione del cinturino del dispositivo, ha inviato una volante in via De Gasperi, dove si trovava l’uomo.
I poliziotti, una volta individuato il cinquantenne, lo hanno sottoposto a perquisizione personale trovandogli in tasca il braccialetto elettronico reciso, una forbice, un cacciavite e un cutter.
Per il possesso di questi ultimi tre oggetti l’arrestato è stato denunciato alla Procura della Repubblica anche per il reato di porto di oggetti atti ad offendere.
Circa i motivi per cui l’uomo ha danneggiato il dispositivo elettronico, lo stesso ha riferito agli agenti “che gli dava fastidio”.
L’arrestato, gravato da numerosi precedenti di polizia per reati contro la persona e il patrimonio è stato ammonito dal Questore lo scorso mese di agosto e avvisato oralmente ad aprile.
Dopo le formalità di rito, su disposizione del Pubblico Ministero presso la locale Procura della Repubblica, l’arrestato è stato condotto agli arresti domiciliari a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Venerdì il Gip ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
La responsabilità dell’arrestato, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo a seguito di sentenza definitiva.
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