CITTÀ DEL VATICANO – Una corale invocazione che si leva da ogni angolo del pianeta per chiedere la fine dei conflitti e il ritorno al dialogo. Papa Leone XIV, durante il consueto appuntamento domenicale dell’Angelus in Piazza San Pietro, ha rivolto un accorato pensiero ai popoli che soffrono a causa delle guerre, richiamando i potenti della Terra alle proprie responsabilità storiche e morali.
«Possa la divina sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura», ha scandito il Pontefice di fronte ai fedeli, sottolineando l’importanza cruciale della preghiera in questo momento storico. «In questo mese di maggio da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace, specialmente attraverso la preghiera del Santo Rosario. Come una catena ininterrotta, ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra».
Il monito contro le divisioni
Prima di concentrarsi sullo scacchiere internazionale, il Santo Padre ha offerto una profonda riflessione teologica legata al Mistero della Trinità, ponendo l’accento sulla bellezza della comunione e dell’incontro interpersonale, in netto contrasto con le tensioni che frammentano la società odierna.
«La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto», ha spiegato il Papa. «La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità».
La vicinanza ai malati per la Giornata del Sollievo
A conclusione della sua allocuzione, Papa Leone XIV ha voluto dedicare un pensiero speciale a una ricorrenza nazionale molto sentita: «Oggi in Italia si celebra la venticinquesima giornata del Sollievo. Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura». Il Pontefice ha poi concluso esprimendo profonda gratitudine e incoraggiamento verso tutti coloro che, quotidianamente, si impegnano a «diffondere la cultura della prossimità e della cura» nei confronti di chi soffre
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