Un proverbio: “Il Tempo mette ognuno al proprio posto, ogni re sul suo trono ogni pagliaccio nel suo circo”
Il fulcro di questo detto risiede nell’idea che la verità e il valore delle azioni umane non si misurano nell’immediatezza, ma sulla lunga distanza. Il tempo si rivela sempre il giudice più imparziale e severo, tanto nel privato quanto nella sfera pubblica.
Nella quotidianità, chi sceglie di comportarsi con correttezza, rispetto e trasparenza spesso sembra muoversi più lentamente. Deve subire le frustrazioni di vedere altri “furbi” scavalcarlo o ottenere successi immediati attraverso sotterfugi. Tuttavia, chi sa aspettare cammina a testa alta, alla fine, la solidità morale paga e la stima della comunità resta intatta.
Chi invece vive nell’ombra, costruendo la propria fortuna sull’inganno o su dinamiche losche, sperimenta un successo effimero. Quando i nodi vengono al pettine, la verità travolge queste esistenze artificiali, facendole precipitare dalle stelle alle stalle.
Trasportato sul piano politico, il proverbio diventa ancora più spietato. Il politico onesto, che lavora per il bene comune senza cercare lo spot facile o il populismo becero, viene spesso oscurato dai venditori di fumo, coloro cioè che promettono grandi cose ma a ben guardare in concreto non vi è nulla.
Oggi li vediamo baldanzosi, arroganti e sprezzanti nei confronti degli altri, soprattutto di chi osa criticarli, ma nel momento in cui certe verità verranno fuori li vedremo afflitti e soprattutto soli, abbandonati anche da coloro che prima li incoraggiavano e gli stavano accanto, passati nel mentre a scodinzolare al nuovo potente di turno.
Ma il tempo, alla fine, gli dà ragione, la storia e la memoria collettiva premiano la sostanza rispetto all’apparenza.
Al contrario, i leader o i personaggi politici che ascendono al potere con sistemi opachi, promesse irrealizzabili o affari loschi, toccano vette altissime di consenso, le stelle, per poi subire crolli verticali e rovinosi, le stalle, non appena la magistratura, il giornalismo d’inchiesta o la dura realtà dei fatti presenta il conto….e la storia recente è piena di queste parabole discendenti.
Un aspetto cruciale e amaro di questa dinamica è che nessuno cade mai da solo. La caduta dei “potenti” o dei furbi trascina con sé un intero ecosistema.
Quando un personaggio losco crolla, porta nel baratro anche la sua cerchia. I sostenitori ciechi, i difensori d’ufficio, i complici o semplicemente coloro che hanno finto di non vedere per convenienza, tutti vengono travolti dallo stesso fango. Finiscono tutti in quelle “stalle” metaforiche, un luogo di bassezza morale e sociale dal quale, per etica e dignità, non avrebbero mai dovuto uscire.
In conclusione, l’immagine di copertina ci ricorda che l’attesa del giusto non è passività, ma la fiduciosa certezza che la verità possiede una forza di gravità irresistibile, prima o poi il tempo, o chi per lui, rimette ogni cosa al proprio posto. Ad Maiora
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