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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > L’addio a Camillo Ruini: il cardinale militante che scelse l’impatto politico e i «valori non negoziabili»
Cronaca

L’addio a Camillo Ruini: il cardinale militante che scelse l’impatto politico e i «valori non negoziabili»

By Redazione 92 Views 5 Min Read
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Si è spento a Roma all’età di 95 anni il cardinale Camillo Ruini, una delle figure più influenti, centrali e discusse della storia recente della Chiesa cattolica e della politica italiana. Storico presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 1991 al 2007 e vicario del Papa per la diocesi di Roma, Ruini ha guidato i cattolici italiani attraverso la delicata transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica, lasciando un’impronta indelebile e polarizzante nel dibattito pubblico del Paese.

Contents
La dottrina della “militanza” contro l’irrilevanzaIl campo di battaglia dei “valori non negoziabili”I contrasti con il mondo cattolico e il PapaIl giudizio della Storia

Con la sua scomparsa, l’Italia e la Chiesa si interrogano sulla sua imponente eredità: per alcuni è stato l’ultimo baluardo contro l’irrilevanza culturale dei cattolici; per altri, l’artefice di un irrigidimento ideologico che ha sostituito il dialogo con lo scontro frontale.

La dottrina della “militanza” contro l’irrilevanza

Nato a Sassuolo nel 1931, teologo fine e acuto stratega, Ruini divenne il braccio destro di San Giovanni Paolo II nel ridisegnare la presenza pubblica della Chiesa in Italia. La fine della Democrazia Cristiana rischiava di confinare la voce dei cattolici ai margini della vita politica. La risposta di Ruini fu netta e riassunta in una sua celebre massima: «Meglio essere irritanti che irrilevanti».

Al pluralismo e alla mediazione democristiana, Ruini preferì una militanza diretta e trasversale. Esortò i cattolici a impegnarsi in tutti gli schieramenti politici, purché uniti da un vincolo insuperabile: la difesa rigorosa dei cosiddetti «valori non negoziabili».

Il campo di battaglia dei “valori non negoziabili”

Quattro erano le aree d’azione attorno a cui il cardinale eresse barricate invalicabili: la tutela della vita dal concepimento alla fine naturale (con posizioni durissime contro l’aborto e l’eutanasia), la centralità della famiglia tradizionale, la libertà di educazione (scuole paritarie) e l’etica applicata alla bioetica.

Questo approccio muscolare lo portò a essere il regista occulto – ma non troppo – di storiche battaglie politiche. Memorabile fu la sua campagna per il forte astensionismo al referendum sulla fecondazione assistita nel 2005, così come la netta opposizione ai “Dico” (le prime unioni civili proposte dal governo Prodi). Nel 2018, rivendicando con fierezza quel periodo, dichiarò apertamente: «Abbiamo fermato questo progetto. Ho fatto cadere il suo governo! Ho fatto cadere Prodi! Le unioni civili: questo era il mio campo di battaglia».

I contrasti con il mondo cattolico e il Papa

Questa intransigenza, se da un lato compattò l’episcopato più conservatore e trovò una forte sponda nei partiti di centrodestra, dall’altro creò profonde spaccature all’interno dello stesso mondo cattolico. Già nel 1997 Ruini accusò apertamente la rivista Famiglia Cristiana di essere «spregiudicata» e troppo progressista sui temi morali e sociali. Per molti osservatori, l’approccio “ruiniano” ha contribuito a polarizzare e ad esasperare il dibattito culturale italiano, delegittimando le voci cattoliche aperte al dialogo con la modernità.

Le distanze si sono fatte ancora più evidenti con l’avvento del pontificato di Papa Francesco. Sotto l’attuale Papa, l’espressione stessa di “valori non negoziabili” è progressivamente uscita dal vocabolario ufficiale della Chiesa per fare spazio alla cultura dell’incontro e del discernimento. La Chiesa più conciliare ha spesso ribattuto alla linea Ruini che, se anche i valori di fondo non si negoziano, le forme storiche, pastorali e legislative del loro annuncio devono necessariamente misurarsi con il dialogo e la comprensione della società contemporanea.

Il giudizio della Storia

Mentre il mondo della politica esprime un cordoglio unanime – da Giorgia Meloni che lo ricorda come «una delle menti più lucide della società italiana» a Romano Prodi che ne piange «l’amico autentico» nonostante le storiche divergenze –, la figura di Camillo Ruini rimane un nodo cruciale.

È stato un teologo prestato al potere per difendere la fede dei semplici, o il leader di una stagione di ingerenze ecclesiali che ha allontanato la Chiesa dalla sensibilità dei tempi moderni? Sarà la Storia, svuotata dalle passioni del momento, a stabilire se la sua “Chiesa militante” abbia davvero salvato i cattolici dall’irrilevanza o se ne abbia soltanto irrigidito lo spirito.

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