Ma Trump attacca l’Italia e la Germania: “Molto cattive, non c’erano per noi”. E blinda i fondi sbloccati per il grano USA.
LUCERNA (SVIZZERA) – Nonostante le tensioni della vigilia e le reciproche diffidenze, il primo round di colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran si è concluso con un risultato concreto che riaccende le speranze diplomatiche per il Medio Oriente. Riuniti nella cornice svizzera di Bürgenstock, sul lago di Lucerna, i rappresentanti di Washington e Teheran hanno siglato una formale “roadmap” (tabella di marcia) con l’obiettivo programmatico di raggiungere un accordo di pace definitivo entro i prossimi 60 giorni.
I mediatori del vertice, Qatar e Pakistan, hanno definito l’atmosfera dei colloqui “positiva e costruttiva”, parlando in una nota congiunta di “progressi incoraggianti”.
L’affondo di Trump contro gli alleati: “L’Italia è stata molto cattiva”
Mentre a Lucerna si limavano i dettagli della roadmap, da Washington è arrivata una durissima doccia fredda per le cancellerie europee. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale durante un evento dedicato al calcolo quantistico, il presidente Donald Trump è tornato ad attaccare frontalmente l’Italia per il mancato sostegno militare nella guerra contro l’Iran.
“L’Italia è stata molto cattiva e anche altri Paesi”, ha dichiarato senza giri di parole il presidente statunitense. “La Germania è stata molto cattiva. Abbiamo speso tutti questi soldi per la Nato e loro non erano lì per noi”. Un chiaro segnale di come le frizioni transatlantiche sul coinvolgimento nel conflitto rimangano apertissime, nonostante l’avvio del percorso di pace.
Nodi economici: i fondi iraniani blindati per gli agricoltori USA
Trump ha poi voluto blindare uno dei punti più delicati del nascente accordo: le condizioni sullo scongelamento dei beni di Teheran. Sebbene lo scenario economico della roadmap preveda lo sblocco di asset finanziari iraniani, il presidente USA ha imposto un vincolo rigidissimo a favore dell’economia interna americana.
“I fondi dell’Iran che verranno sbloccati serviranno ad acquistare cibo”, ha chiarito Trump, specificando che tali beni alimentari dovranno essere acquistati “esclusivamente dagli Stati Uniti, dai nostri agricoltori”. Una mossa che punta a trasformare le concessioni diplomatiche in un enorme ritorno economico per il settore agricolo statunitense.
I pilastri dell’accordo: Comitato politico e tavolo tecnico
Sul fronte svizzero, per garantire la tenuta del negoziato, le parti hanno comunque concordato l’istituzione immediata di un Comitato di alto livello, che avrà il compito di esercitare la supervisione politica sulle mediazioni. Sotto questa cabina di regia si muoveranno diversi gruppi di lavoro: i colloqui di natura tecnica cominceranno infatti già per il resto della settimana in territorio elvetico.
La delegazione statunitense sul posto, guidata dal vicepresidente J.D. Vance, ha espresso un cauto ottimismo. “È stata una giornata davvero ottima. Abbiamo gettato solide fondamenta, ma c’è ancora molto da fare”, ha commentato Vance, sottolineando la centralità dei risultati per il popolo americano.
I nodi caldi sul campo: il Libano e lo Stretto di Hormuz
Se sul lungo periodo l’obiettivo resta l’intesa globale, le emergenze sul campo richiedono risposte immediate. Il focus si è concentrato principalmente su due fronti critici:
- La crisi in Libano: È stata concordata la creazione di una cellula di de-conflitto bilaterale allargata alla Repubblica Libanese e facilitata dai mediatori. Questa struttura servirà ad assicurare il rispetto della cessazione delle ostilità militari in corso nel Paese. Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha confermato via social “progressi significativi sullo stop alla guerra in Libano”.
- La sicurezza marittima a Hormuz: Lo Stretto rimane una spina nel fianco. Nonostante Teheran avesse ventilato nei giorni scorsi una nuova chiusura delle rotte, i negoziati hanno aperto uno spiraglio per una linea di comunicazione diretta volta a scongiurare incidenti nello strategico canale commerciale.
I mercati finanziari hanno risposto positivamente alla notizia della roadmap. Il cammino dei prossimi due mesi resta in salita e denso di incognite geopolitiche — aggravate dalle forti pressioni della Casa Bianca sugli alleati — ma il canale diplomatico tra Washington e Teheran, dopo anni di gelo e minacce aperte, è ufficialmente ripartito.
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