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CronacaRiflessioni

L’arte di non farsi raccontare il mondo: il pluralismo delle due campane e la prova della realtà

Last updated: 28/06/2026 6:25
By Redazione 114 Views 7 Min Read
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Nel flusso costante di notizie, post e dichiarazioni in cui siamo immersi, difendere la propria capacità di giudizio è diventato un atto di resistenza quotidiana.

Eppure, il meccanismo per non cadere nelle trappole della disinformazione o della propaganda non è una formula segreta, ma una pratica antica: il pluralismo e il confronto con i fatti. Informarsi da più fonti, incrociare le letture e, soprattutto, non delegare mai la propria visione del mondo a un “intermediario di fiducia” sono i pilastri della vera libertà intellettuale.

Quando leggiamo un solo giornale, seguiamo un unico canale o ascoltiamo una sola voce, smettiamo di pensare e iniziamo a ripetere. Il rischio non è solo quello di ricevere una notizia falsa, ma di subire una deformazione della prospettiva.

Come ricordava il filosofo Arthur Schopenhauer: “Chi non legge che un unico autore, o non consulta che una sola fonte, finisce per credere che il mondo sia fatto a immagine e somiglianza di quella sola pagina.”

Oggi questo fenomeno si è amplificato a causa degli algoritmi dei social media, che creano vere e proprie “bolle di risonanza” progettate per mostrarci solo ciò che conferma i nostri pregiudizi. Diventa quindi fondamentale fare lo sforzo opposto, cercare il dissenso, leggere chi la pensa diversamente e verificare come la stessa notizia venga raccontata da prospettive distanti.

Ma c’è una figura particolarmente rischiosa nel processo informativo, l’amico, o conoscente, che tutto sa, magari perchè inserito nei meccanismi della politica, del partito o delle istituzioni.

Spesso tendiamo ad attribuire a queste figure una patente di assoluta credibilità in virtù della vicinanza personale, “me lo ha detto lui…lui sa come vanno le cose”.

Questa è una delle scorciatoie più pericolose. Il politico, anche quando agisce in buona fede o è legato a noi da affetto, si muove per definizione all’interno della logica di consenso e di narrazione di parte.

La sua verità sarà sempre mediata dall’obiettivo della sua forza politica, quindi affidarsi ciecamente alle parole dell’amico significa rinunciare al proprio ruolo di cittadino consapevole e critico.

Pensiamo a un esempio molto semplice, se chiediamo al proprietario di un ristorante come si mangia nel suo locale, ci risponderà sempre che la sua cucina è la migliore del mondo. Non lo fa necessariamente per cattiveria, ma perché fa il suo mestiere e il politico fa lo stesso, deve “vendere” la bontà del suo operato.

Starà a noi, poi, andare a leggere le recensioni degli altri clienti o, meglio ancora, sederci al tavolo e assaggiare i piatti per conto nostro.

Se le parole possono essere manipolate e i racconti distorti, esiste un giudice supremo a cui possiamo sempre appellarci, la realtà concreta che ci circonda. I fatti sono quelli e non cambiano forma per compiacere un comizio.

Non serve andare lontano per trovare gli esempi di questo cortocircuito; basta guardare ai temi più caldi nella nostra città.

Se avessimo dovuto fidarci ciecamente delle parole e delle rassicurazioni del politico di turno, oggi commenteremmo uno scenario del tutto diverso.

Sicuramente parleremmo con l’antenna ancora al suo posto, commenteremmo l’efficienza di un Policlinico già attivo e funzionante, e magari faremmo questi discorsi al bar della piscina comunale, dopo una nuotata in totale relax, pronti per andare a trascorrere la serata in uno dei tanti locali del rigenerato e rinato centro storico.

La realtà, però, ha la testa dura e non segue i tempi dei comunicati stampa o delle rassicurazioni sussurrate all’orecchio.

E così scopriamo che l’antenna è stata demolita, del Policlinico non si sa più nulla e i cancelli della piscina restano desolatamente sbarrati.

È esattamente questa la “prova del nove”, èil contrasto stridente tra l’annuncio e il cantiere fermo, tra la promessa al cittadino e il lucchetto sul cancello.

Quando la propaganda si scontra con l’evidenza di ciò che si vede uscendo di casa, la narrazione crolla da sola.

Fortunatamente viviamo ancora in una democrazia, ed è sacrosanto che ognuno eserciti il diritto di informarsi dove vuole, come vuole e attraverso i canali che ritiene più opportuni. Nessuno può o deve imporre un pensiero unico.

Tuttavia, se la libertà ci garantisce il diritto di scegliere le nostre fonti, l’intelligenza e il buon senso ci impongono un dovere verso noi stessi, quello di sentire le famose“due campane”.

Affidarsi sempre e solo al solito, identico rintocco significa correre il rischio di ascoltare una musica distorta. E non è affatto detto che quel rintocco, per quanto familiare o autorevole possa sembrare, stia suonando la “suonata” giusta per la collettività.

Purtroppo, ci sarà sempre chi preferirà la comodità di ascoltare una sola campana, sposando senza fiatare la versione ufficiale del potente di turno per pigrizia o per fede cieca, ma chi sceglie questa strada, però, non si stupisca poi se, di fronte all’evidenza dei fatti, finirà per fare una pessima figura davanti a tutti

Allargare l’orizzonte e guardare la realtà per quella che è resta l’unico modo per non farsi suonare a festa e, soprattutto, per non rendersi ridicoli difendendo l’indifendibile. Ad Maiora

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