Lo scontro politico attorno alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid sale ulteriormente di tono. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha indirizzato una lettera ufficiale ai Presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per sbloccare la sua audizione e denunciare quello che definisce un vero e proprio “assedio politico e mediatico” orchestrato dal centrodestra. L’ex premier si dice esausto per la martellante campagna denigratoria portata avanti da settimane, spiegando di voler fare definitiva chiarezza per vie istituzionali.
Lo sfogo sui social e la narrazione falsa
Prima di rendere pubblica la missiva, l’ex presidente del Consiglio ha affidato ai propri canali social un duro sfogo, accusando apertamente Fratelli d’Italia e gli organi di stampa d’area. Conte sottolinea come, da settimane, Fratelli d’Italia cerchi di costruire una narrazione falsa sul suo conto, arrivando persino a sostenere che si sottragga alla Commissione Covid. L’esponente pentastellato ribadisce invece che la verità è l’esatto opposto, ricordando che da quasi due anni chiede di essere ascoltato senza ricevere risposta.
L’attacco alla stampa di centrodestra e al presidente Lisei
All’interno del documento inviato ai vertici del Parlamento, Conte punta il dito non solo contro i parlamentari di maggioranza, ma anche contro i quotidiani della galassia editoriale di centrodestra. L’ex premier accusa in particolare i giornali legati al deputato Angelucci di alimentare una continua macchina del fango, tentando di screditarlo in tutti i modi e sostenendo che stia cercando di sottrarmi al confronto in Commissione perché avrebbe qualcosa da nascondere.
Si è così prodotto un paradosso, rileva Conte, in cui il presidente della Commissione, Marco Lisei, preferisce attaccarlo pubblicamente, anche a mezzo video, piuttosto che acconsentire alla sua richiesta formale di essere ascoltato, rimasta bloccata da quasi due anni nonostante la disponibilità data fin dall’ottobre duemilaventiquattro.
Il nodo procedurale e la proposta di dimissioni
Per superare i dubbi burocratici emersi nei giorni scorsi circa le modalità con cui un membro della stessa Commissione possa essere audito, il leader del M5S ha proposto una soluzione immediata per azzerare i pretesti della maggioranza. Conte si impegna a rassegnare le proprie dimissioni da componente della Commissione un istante prima dell’audizione, non appena verrà fissata una data certa. Si appella contemporaneamente al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché vigili e garantisca il suo tempestivo reinsediamento nella Commissione subito dopo la conclusione del colloquio.
Il muro contro muro sulle regole della Commissione
La lettera si conclude con una durissima critica alle modalità con cui la maggioranza sta gestendo i lavori dell’organismo parlamentare, facendo proprie le proteste già sollevate da tutte le opposizioni. Viene citato l’ultimo strappo procedurale relativo all’acquisizione di prove testimoniali da parte di consulenti in un commissariato di polizia, un atto avvenuto in totale segretezza senza che i rappresentanti dell’opposizione fossero informati.
Conte dichiara di non poter rimanere oltre ostaggio di una campagna denigratoria, accusando chi gestisce la Commissione di aver preferito, già durante la drammatica emergenza pandemica, la più becera e sterile propaganda piuttosto che l’interesse degli italiani. Sul tavolo resta ferma la richiesta di dimissioni per il presidente Lisei.
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