Resta altissima la tensione attorno a Report e al suo conduttore, Sigfrido Ranucci. Il programma d’inchiesta di Rai 3 si trova al centro di una bufera che unisce risvolti giudiziari, scontro politico e richieste di risarcimento milionarie, culminata nei giorni scorsi con la decisione dei vertici di Viale Mazzini di sospendere le repliche estive della trasmissione.
Il fronte giudiziario e la difesa di Ranucci
Il polverone è sollevato dalle indagini della Procura di Roma sull’attentato dinamitardo subito da Ranucci nell’ottobre precedente. Gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di strage, l’ex editore e faccendiere Valter Lavitola, ipotizzando che sia lui il mandante dell’intimidazione.
La notizia ha aperto un aspro scontro politico, alimentato da un esposto dei parlamentari di Fratelli d’Italia in Commissione di Vigilanza Rai. L’esposto solleva dubbi sui frequenti contatti tra il giornalista e Lavitola, suggerendo il rischio che quest’ultimo possa aver orientato i contenuti del programma, in particolare un’inchiesta sul settore eolico.
Ranucci ha respinto con fermezza ogni insinuazione, definendo l’esposto di Fratelli d’Italia totalmente errato e basato su congetture:
“Non esiste nessuna inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola. In generale, non esiste nessuna inchiesta condizionata da lui. Questo possono testimoniarlo tutti i collaboratori che hanno partecipato al lavoro.”
Il conduttore si dice “stordito” dal possibile coinvolgimento di Lavitola – con cui manteneva un rapporto trasparente da giornalista a fonte – ma ribadisce totale fiducia nell’operato rigoroso dei Carabinieri e della Procura.
La redazione si compatta e spunta il caso Zampolli
Mentre i consiglieri Rai di opposizione e la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) protestano duramente contro la sospensione delle repliche estive parlando di “censura” e “atto gravissimo”, la redazione di Report si stringe compatta attorno al suo guidatore, rivendicando l’autonomia e l’etica di ogni singola indagine trasmessa.
A complicare ulteriormente il quadro per l’azienda radiotelevisiva pubblica si aggiunge una nuova grana legale. Paolo Zampolli, l’imprenditore noto anche come inviato speciale di Donald Trump e già oggetto di un servizio di Report intitolato “Lo squalo”, ha infatti battuto cassa: ha chiesto un risarcimento danni formale alla Rai per ben 5 milioni di euro.
La combinazione tra le pressioni politiche della maggioranza, l’inchiesta penale sul presunto mandante dell’attentato e le richieste risarcitorie dei soggetti finiti nel mirino della trasmissione ridisegna i contorni di una vera e propria trincea mediatica. La partita si sposta ora nelle aule di tribunale e nei prossimi delicati passaggi in Commissione di Vigilanza.
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