I magistrati della Procura di Milano notificano l’atto di chiusura delle indagini preliminari. Sotto la lente degli inquirenti la gestione finanziaria e previdenziale delle società del gruppo Visibilia e Ki Group.
MILANO – Si allarga l’orizzonte giudiziario che coinvolge la senatrice di Fratelli d’Italia e ministra del Turismo, Daniela Santanchè. La Procura della Repubblica di Milano ha formalmente notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari (ex art. 415-bis c.p.p.) relativo a un nuovo filone d’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Il provvedimento, firmato dai pubblici ministeri milanesi titolari del fascicolo, rappresenta l’atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio e segna un momento di forte delicatezza politica e giudiziaria. Al centro degli accertamenti condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza vi sono le condotte gestionali e patrimoniali delle compagini societarie riconducibili alla ministra, in particolare i gruppi editoriali e pubblicitari Visibilia e il polo del biologico Ki Group.
Il nodo della cassa integrazione Covid
L’ipotesi di reato per truffa ai danni dello Stato si concentra in particolar modo sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali eccezionali erogati durante l’emergenza pandemica. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alcune delle società del gruppo avrebbero fatto ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a “zero ore” per diversi dipendenti, i quali tuttavia avrebbero continuato a svolgere regolarmente le proprie mansioni lavorative.
Questa discrepanza tra la formale sospensione dell’attività lavorativa (con relativo indennizzo a carico dell’INPS) e l’effettiva prestazione lavorativa in azienda costituisce l’ossatura dell’accusa di truffa aggravata. Le somme indebitamente percepite o risparmiate dalle società grazie a questo meccanismo sono quantificate in svariate decine di migliaia di euro, un danno erariale che i magistrati considerano direttamente imputabile agli amministratori del gruppo dell’epoca.
Le contestazioni in sintesi: L’indagine della Procura di Milano si biforca in due direttrici principali: la presunta truffa aggravata all’INPS per la gestione della Cassa Integrazione Covid a “zero ore” per i dipendenti di Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria, e la presunta bancarotta fraudolenta legata al dissesto finanziario e al successivo fallimento o concordato di alcune società del polo Ki Group.
L’accusa di bancarotta per Ki Group
Il secondo fronte, non meno insidioso sotto il profilo sanzionatorio, attiene alla presunta bancarotta fraudolenta. In questo caso, le indagini si sono focalizzate sul dissesto di Ki Group s.r.l. e delle sue collegate, operanti nel settore della distribuzione di prodotti biologici e naturali. Gli investigatori ipotizzano condotte di distrazione di capitali e operazioni dolose volte ad impoverire l’attivo societario a danno dei creditori e del fisco, prima del definitivo collasso finanziario della struttura.
La Procura contesta l’omessa adozione di misure idonee a contrastare la crisi aziendale e, al contempo, il mantenimento di flussi finanziari intra-gruppo che avrebbero drenato risorse vitali dalle consociate in difficoltà verso altre entità, accelerandone il declino e pregiudicandone la solvibilità.
La difesa e lo scenario politico
Da parte sua, Daniela Santanchè ha costantemente respinto ogni addebito, dichiarando tramite i propri legali la totale correttezza del proprio operato amministrativo e la fiducia nell’operato della magistratura, convinta di poter dimostrare la propria innocenza nelle opportune sedi processuali. La ministra ha più volte sottolineato di aver dismesso da tempo le cariche operative all’interno delle società prima che si manifestassero i dissesti contestati.
L’evoluzione del quadro investigativo riaccende inevitabilmente il dibattito politico. Le opposizioni parlamentari sono tornate a chiedere con fermezza le dimissioni della ministra del Turismo, invocando ragioni di opportunità politica e di tutela delle istituzioni repubblicane. La maggioranza di governo, pur mantenendo una linea improntata al garantismo, segue con estrema attenzione lo sviluppo del procedimento, consapevole che la notifica del 415-bis rappresenta il preludio a una probabile richiesta di rinvio a giudizio.
Nota redazionale: Il presente articolo costituisce una rielaborazione e sintesi giornalistica delle informazioni di cronaca giudiziaria, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato.
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