La crisi geopolitica nel Golfo Persico registra una drammatica accelerazione. In risposta alla decisione di Teheran di sospendere nuovamente il transito navale attraverso lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno avviato un’imponente
operazione militare, introducendo al contempo una controversa strategia di tassazione sul commercio marittimo internazionale globale.
La Terza Ondata di Raid Aerei e la Reazione Militare
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (USCENTCOM) ha confermato il lancio di una massiccia terza ondata di attacchi aerei contro posizioni strategiche in Iran. L’operazione ha preso di mira circa 140 obiettivi militari, colpendo duramente siti di lancio di droni e missili, infrastrutture di comunicazione, assetti navali e postazioni di sorveglianza costiera dislocate lungo le aree di
Bandar Abbas e l’isola di Qeshm.
Il Segretario della Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha commentato duramente l’offensiva dichiarando che “l’Iran ha compiuto una scelta deliberatamente errata e ora ne sta pagando le pesanti conseguenze”. L’offensiva si è resa necessaria dopo che le forze iraniane avevano colpito due navi commerciali in transito nel canale, decretando il blocco unilaterale dello stretto “fino a nuovo ordine”. Teheran ha reagito all’incursione americana lanciando sciami di droni e missili balistici verso obiettivi militari e infrastrutture nei paesi limitrofi, in particolare Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta il fulcro nevralgico dell’approvvigionamento energetico mondiale. Attraverso questo corridoio transita quotidianamente circa il 25% del greggio mondiale e il 20% del gas naturale liquefatto (LNG). Qualsiasi alterazione del suo status giuridico e operativo produce immediati effetti a catena sui mercati globali.
Il Caso del “Tessuto di Sicurezza” e la Tassa del 20%
Parallelamente alle operazioni cinetiche, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato un’ondata di sconcerto diplomatico annunciando l’introduzione di una “Tariffa di Rimborso del 20%” su tutte le merci e i carichi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.
Attraverso i canali ufficiali, la Casa Bianca ha giustificato la misura definendo gli Stati Uniti come il legittimo “custode” e garante della sicurezza della navigazione nella regione, richiedendo così un indennizzo finanziario diretto per i costi multimiliardari sostenuti dalla Marina USA.
L’annuncio ha immediatamente innescato un forte rialzo dei mercati energetici europei ed asiatici, spingendo il greggio Brent oltre la soglia degli 86 dollari al barile e sollevando le vivaci proteste formali della International Maritime Organization (IMO) e dei principali consorzi di armatori, i quali hanno ribadito la totale assenza di basi giuridiche internazionali per l’imposizione di pedaggi in acque internazionali regolamentate dal principio di libera
navigazione.
Il Dietrofront Strategico e il Coinvolgimento dei Paesi del Golfo
Nelle ore successive all’annuncio formale, di fronte all’irrigidimento delle cancellerie europee e ai severi avvertimenti delle associazioni di categoria marittime (come la BIMCO), il Presidente Trump ha parzialmente rimodulato la propria posizione. Attraverso un aggiornamento ufficiale, ha dichiarato che la tariffa del 20% verrà convertita e sostituita da imponenti “Accordi di Commercio e Investimento” bilaterali che le principali monarchie del Golfo (tra cui Arabia
Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait) si impegneranno a convogliare direttamente nell’economia statunitense.
Mentre l’USCENTCOM procede al ripristino formale del blocco navale selettivo — volto a interdire esclusivamente i mercantili diretti o provenienti dai porti iraniani — la situazione rimane ad altissima tensione, ridefinendo in modo permanente il dibattito globale non solo su chi debba militarmente proteggere le rotte di scambio internazionali, ma soprattutto su chi debba finanziarne l’onere economico.
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