Grandi notizie per gli amanti del cinema d’essai e dei drammi riassuntivi
Oggi pomeriggio va in onda la tanto attesa proiezione annuale. Si tratta di un evento mediatico attesissimo dove il regista, che per l’occasione veste anche i panni del protagonista assoluto, proietterà il suo bilancio dell’anno appena trascorso.
Le premesse della vigilia, tuttavia, vedono il pubblico diviso.
La paura diffusa tra gli spettatori dotati di popcorn è quella di trovarsi di fronte al classico déjà vu, la stessa identica pellicola già trasmessa dodici mesi fa, con gli stessi dialoghi, le stesse inquadrature e quell’insopportabile sensazione di “riscaldato”.
Rivedere il medesimo film sarebbe non solo terribilmente noioso, ma quasi una mancanza di rispetto verso chi ha pagato il biglietto e meriterebbe un palinsesto fresco, aggiornato e al passo con i tempi.
Ci si aspetta che il regista-protagonista eviti la tentazione di montare un polpettone autoreferenziale in cui appare come un supereroe imbattibile, una sorta di Tom Cruise che scampa ogni pericolo senza mai spettinarsi.
Diciamolo chiaramente, la narrazione dell’eroe perfetto che salva la situazione a mani nude, senza che traspaia mai una debolezza, un’incertezza o un passo falso, ha ormai stancato pure le migliori produzioni cinematografiche.
I montaggi furbi, dove le scene scomode o i punti critici vengono sapientemente tagliati in fase di post-produzione per far sembrare l’intero cast impeccabile, non raccontano la realtà. Raccontano una favola.
Il pubblico, dal canto suo, oggi preferisce di gran lunga il realismo e la trasparenza.
Ed è proprio qui che entra in gioco la “critica cinematografica” presente in sala, ovvero quella fascia di spettatori che ha il diritto di parola ed è seduta dall’altro lato della platea.
Se la proiezione dovesse rivelarsi la solita minestra riscaldata, la critica ha un vero e proprio dovere morale nei confronti di chi ascolta.
Il suo compito sarà quello di alzare la voce per far notare che il pubblico è stanco delle repliche insipide. Dovrà sottolineare con precisione le criticità e i buchi di sceneggiatura che il “regista” ha finto di non vedere, dando così un senso e un valore reale alla propria presenza in sala, anziché fare da semplice comparsa compiacente.
Una critica che fa finta di nulla, che annuisce e non rileva le scene palesemente censurate, non solo fa una pessima figura, ma spreca tutta la credibilità con fatica conquistata in altre occasioni.
Senza un dibattito acceso e severo sui punti deboli della pellicola, la sua presenza in sala diventerebbe un semplice elemento decorativo e del tutto inutile.
La trama è simile e le dinamiche sono cambiate. Ci auguriamo tutti che il film di oggi pomeriggio offra scene attuali, spunti reali e un pizzico di sana autocritica.
E se così non dovesse essere, confidiamo che la critica cinematografica faccia bene il suo lavoro, senza sconti e con la dovuta fermezza.
Buona visione a tutti e ricordatevi un buon caffè per mantenere alta l’attenzione. Ad Maiora

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