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Gestione della piscina comunale: Chiedere la pubblicazione delle tariffe non è pedanteria, è rispetto delle regole

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 197 Tempo di lettura: 7 Pubblicato il: 26/07/2026
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Quando si parla di servizi pubblici, capita non di rado che chi richiama le istituzioni e i privati al rispetto formale delle procedure venga liquidato con un’alzata di spalle, accusato di “cercare il pelo nell’uovo”, di muovere polemiche pretestuose o addirittura parlare di autogol.

Tuttavia, quando al centro del dibattito c’è una piscina comunale, bene di proprietà pubblica affidato in gestione a terzi, sollevare la questione della trasparenza e dell’ufficialità del tariffario non è un esercizio di pignoleria. È l’esercizio di un diritto/dovere civico, fondato sul rispetto di norme precise, che viene però criticato da chi deve difendere sempre e comunque, dimenticando che in passato ogni filo d’erba sembrava una foresta, mentre oggi le foreste sembrano fili d’erba

In Sicilia, il rapporto tra pubblica amministrazione, concessionari privati e cittadinanza non si muove nel campo del libero mercato, ma all’interno di un perimetro giuridico ben delineato:

L’Ordinamento degli Enti Locali in Sicilia (L.R. n. 16/1963 e s.m.i.): La legislazione regionale recepisce i principi cardine della ripartizione delle competenze amministrative. La determinazione dei criteri generali e la fissazione delle tariffe per i beni del patrimonio comunale spetta agli organi dell’Ente (Consiglio e Giunta). Il gestore privato non decide liberamente i prezzi, ma applica o propone adempimenti che richiedono il vaglio, l’approvazione formale e l’ufficializzazione da parte dell’Amministrazione.

La tutela della funzione sociale dello sport (L.R. n. 11/2014): La normativa regionale sull’impiantistica sportiva sottolinea espressamente come gli impianti comunali debbano garantire primariamente l’accessibilità alla collettività e la funzione sociale dello sport. Le tariffe amministrate servono proprio a evitare che la gestione perda la sua vocazione pubblica a favore di una logica esclusivamente commerciale.

Il vincolo di destinazione e la trasparenza (D.Lgs. n. 201/2022 e D.Lgs. n. 38/2021): Un impianto sportivo comunale resta un bene del patrimonio indisponibile dell’Ente. La convenzione di gestione impone l’adozione di un tariffario preventivamente e formalmente validato, la cui pubblicazione ufficiale — attraverso l’albo pretorio e l’esposizione al pubblico — rappresenta un requisito di legittimità nei confronti degli utenti.

Il punto fondamentale non è ostacolare chi gestisce la struttura, né muovere appunti sterili. Il tema riguarda il principio di legalità e la reciprocità dei doveri.

La Pubblica Amministrazione e i suoi concessionari chiedono quotidianamente ai cittadini di rispettare regole, regolamenti, scadenze e pagamenti. Questo è corretto e doveroso. Tuttavia, la regola deve valere in entrambe le direzioni.

Chi esige il rispetto rigoroso dei regolamenti ha il dovere morale, amministrativo e giuridico di dimostrare la medesima aderenza alle norme che disciplinano il proprio operato.

Se un cittadino è tenuto a pagare una determinata quota e a seguire le norme d’accesso dell’impianto, ha il pieno diritto di verificare che quell’importo sia stato stabilito tramite delibera dell’organo preposto, verificato secondo il Piano Economico-Finanziario (PEF) e regolarmente reso pubblico.

La circostanza che la gestione della piscina comunale di via Rochester sia stata affidata tramite gara d’appalto alla Società Cooperativa Sportiva Kiran Club non “privatizza” il servizio, né svincola la tariffazione dal controllo pubblico. Anzi, la natura di concessione di servizio pubblico rafforza la necessità dei passaggi amministrativi di approvazione e pubblicazione formale.

Nel caso specifico, la piscina rimane un bene del patrimonio indisponibile del Comune di Caltanissetta, il gestore opera come “concessionario”, ossia amministra un servizio pubblico locale per conto dell’Ente, di conseguenza, non può applicare le dinamiche di prezzo di una struttura privata, ma è vincolato al Capitolato d’Oneri e alle tariffe approvate.

L’offerta presentata in sede di gara includeva sicuramente una proposta di tariffe e scontistiche (es. fasce sociali, disabilità, associazioni, nuoto libero). Tuttavia, qualsiasi tariffa o variazione diventa valida ed esecutiva soltanto a seguito del recepimento o della delibera formale dell’Amministrazione Comunale.

Il gestore non ha il potere giuridico di modificare o istituire autonomamente nuove tariffe all’utenza.

Perché una tariffa sia legalmente vincolante nei confronti del cittadino, deve essere conforme all’atto di approvazione comunale e pubblicata secondo i canali istituzionali e all’ingresso della struttura. Se non vengono pubblicati gli atti o la tabella approvata, si crea una grave carenza di trasparenza.

Se la società gestrice chiede il rispetto delle sue regole interne (orari, cuffia, iscrizioni, pagamenti), i cittadini hanno il pieno diritto di pretendere che le tariffe applicate siano esattamente quelle approvate dal Comune.

Pretenderlo non è pedanteria, è chiedere che un contratto pubblico per la gestione di un bene comune venga eseguito a norma di legge.

La trasparenza negli atti pubblici non è un optional facoltativo, ma la garanzia che separa l’arbitrio dal diritto. Mantenere alta l’attenzione sul rispetto dell’iter amministrativo tutela tutti, gli utenti, il gestore (che opera così in un quadro chiaro e inattaccabile) e l’Amministrazione stessa, chiamata ad esercitare il suo ruolo di garante.

Siamo convinti della correttezza di questo quadro normativo. Qualora tuttavia la nostra ricostruzione non dovesse corrispondere, per ragioni tecniche o interpretative, alle norme effettivamente applicabili a questo specifico affidamento, confidiamo in un tempestivo e chiarificatore intervento dell’Amministrazione Comunale, affinché faccia chiarezza sul quadro regolatorio e garantisca la piena trasparenza a beneficio di tutta la cittadinanza. Ad Maiora

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