Un piano orchestrato per proiettare il conduttore di Report nei palazzi del potere e ritagliarsi, all’ombra della sua popolarità, un ruolo di primo piano nel panorama politico nazionale. È questo lo scenario delineato dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Iole Moricca nei confronti dell’imprenditore Valter Lavitola, arrestato con l’accusa di essere il mandante del grave attentato compiuto lo scorso ottobre ai danni dell’abitazione di Sigfrido Ranucci, con l’aggravante del metodo mafioso.
L’ipotesi della Procura: un attentato dimostrativo
Nel quadro ricostruito dagli inquirenti, il messaggio riservato inviato da Lavitola a Ranucci («Tra due anni fai il premier») assume oggi un significato centrale. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Lavitola avrebbe commissionato l’azione delittuosa non per nuocere alla vita del giornalista, bensì per accrescerne l’esposizione pubblica e la statura simbolica:
«Nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica, l’evento doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo rispetto alle sue inchieste, ma mai porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista», evidenzia il Gip nell’ordinanza.
Il documento della magistratura sottolinea con chiarezza un elemento cardine: Sigfrido Ranucci era del tutto estraneo e all’oscuro dei piani dell’amico, escludendo qualsiasi forma di consapevolezza o complicità da parte del volto di Report.
La bufera politica: Salvini invoca la pausa dalla Rai
Nonostante il proscioglimento de facto sul piano concorsuale contenuto nelle carte giudiziarie, la vicenda ha scatenato un’immediata reazione politica. Ad affondare il colpo è il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini:
«Io non penso che gli italiani debbano pagare lo stipendio a qualcuno che è coinvolto in una vicenda torbida. Chi è coinvolto direttamente in questa storia oscura e preoccupante dovrebbe prendersi una pausa in attesa che la magistratura faccia chiarezza», ha dichiarato Salvini a margine di un sopralluogo al cantiere della stazione Pigneto a Roma.
Ranucci ha replicato sinteticamente sui propri canali social: «Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione».
La replica della difesa: “Ranucci tre volte vittima”
Dura la presa di posizione del legale del conduttore, l’avvocato Roberto De Vita, che definisce il suo assistito bersaglio di un perverso ingranaggio:
«Sigfrido Ranucci è tre volte vittima: di un attentato grave e pericoloso, del tradimento di un amico all’interno di un delirante teatro della follia e, infine, di un violento linciaggio mediatico e politico basato su illazioni e congetture che tentano di trasformare la vittima nel beneficiario dell’attacco».
Il penalista ha inoltre annunciato azioni legali contro chi ha alimentato campagne denigratorie, equiparando tali condotte a un vero e proprio «attacco alla democrazia e al giornalismo d’inchiesta».
I prossimi passi dell’inchiesta
Mentre si attende l’interrogatorio di garanzia per Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia, la Procura di Roma è al lavoro per rintracciare il presunto intermediario con gli esecutori materiali dell’attentato, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares. Attualmente localizzato in Africa, nei suoi confronti le autorità italiane stanno predisponendo la richiesta formale di estradizione.
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