Dalle carte del Ros emergono i dialoghi sulla Corte dei Conti e il retroscena politico. Le parole attribuite a Salvini: “Se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia”.
A due settimane dall’apertura del fascicolo della Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio in merito agli appalti del Ponte sullo Stretto di Messina, i verbali depositati dai carabinieri del ROS delineano dinamiche sempre più complesse.
Al centro dei nuovi accertamenti vi è una fitta rete di contatti e conversazioni telefoniche tese a intercettare l’orientamento degli organi di controllo.
L’episodio chiave risale al pomeriggio del 2 ottobre 2025. L’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, all’epoca componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e oggi formalmente indagato, contatta con urgenza l’amministratore delegato della società, Pietro Ciucci (il quale non risulta iscritto nel registro degli indagati). Tra i due si svolge uno scambio formale ma dai toni colloquiali, che i magistrati considerano di cruciale rilievo investigativo.
Saccomanno: «Pietro! Tu ci sei più tardi? Ho una buona notizia da darti».
Ciucci: «Abbiamo vinto al Totocalcio?».
Saccomanno: «No! Ancora no, però potremmo vincere…».
Ciucci: «Sono ansioso, ciao ciao».
Secondo le ipotesi degli inquirenti, la metafora della “vittoria al Totocalcio” non costituiva una semplice battuta di spirito. La “buona notizia” preannunciata da Saccomanno sarebbe da ricollegare all’acquisizione di informazioni strettamente riservate e anticipate sull’imminente pronunciamento della Corte dei Conti relativo alla delibera governativa sul progetto del Ponte.
La ricostruzione cronologica dei ROS evidenzia come l’appuntamento urgente tra Ciucci e Saccomanno sia avvenuto subito dopo un incontro riservato tra quest’ultimo e un imprenditore, propiziato per mediare i rapporti con alti esponenti della magistratura contabile.
Sotto la lente della Procura si trova l’allora presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, anch’egli indagato, recentemente dimessosi dal Consiglio superiore della magistratura tributaria e collocato in quiescenza nel febbraio 2026.
L’ipotesi al vaglio è che vi fosse un canale preferenziale finalizzato a conoscere in anticipo l’esito dei controlli di legittimità sul piano economico e giuridico dell’opera.
Il retroscena politico: «Se vogliono la guerra, la guerra sia»
Accanto ai profili giudiziari, gli atti svelano una forte tensione istituzionale esplosa alla fine di ottobre 2025, in concomitanza con il parere negativo definitivo espresso dalla sezione controllo della Corte dei Conti sul progetto governativo.
Il 30 ottobre, commentando la bocciatura con un giornalista, Saccomanno riferisce in via confidenziale una reazione attribuita direttamente al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
«Mi ha scritto che comunque ha detto se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia quindi…ti ho già detto tutto. È stato un provvedimento eversivo».
Questo frammento d’intercettazione, in cui si definisce “eversiva” la delibera della Corte dei Conti, evidenzia la forte frizione tra l’esecutivo e la magistratura contabile in quei mesi cruciali per l’avvio dei cantieri. Gli accertamenti della Procura di Roma proseguono per verificare l’effettiva estensione delle rivelazioni di segreto e l’eventuale condizionamento delle procedure amministrative legate alla grande opera dello Stretto.
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