Il fondatore di Slow Food e Terra Madre si è spento a 76 anni nella sua casa di Bra. Con le sue visioni e la sua straordinaria empatia ha trasformato la gastronomia in un atto politico, ponendo la biodiversità e la dignità dei piccoli produttori al centro del dibattito globale.
Il mondo della cultura, dell’ambiente e dell’agroalimentare piange la scomparsa di Carlo Petrini. Il fondatore di Slow Food e ispiratore di Terra Madre si è spento nella tarda serata di ieri, giovedì 21 maggio 2026, all’età di 76 anni nella sua storica abitazione di Bra, nel Cuneese. La notizia è stata diffusa attraverso una nota ufficiale dal movimento da lui creato nel 1986, che oggi unisce comunità in oltre 160 Paesi.
Conosciuto affettuosamente da tutti come “Carlin”, Petrini non è stato semplicemente un gastronomo, un sociologo o uno scrittore: è stato un rivoluzionario gentile. In un’epoca dominata dall’accelerazione industriale e dall’omologazione del gusto, ha saputo rovesciare il paradigma del consumo alimentare, trasformando il cibo da mera merce a pilastro della giustizia sociale e ambientale.
Dalla “Fast Life” all’utopia realizzabile
Nato a Bra nel 1949, Petrini inizia a occuparsi attivamente di enogastronomia e politica locale alla fine degli anni Settanta. La svolta arriva nel luglio del 1986 con la nascita di Arcigola, un’esperienza nata per contrastare l’apertura del primo fast-food a Piazza di Spagna a Roma e per rivendicare il “diritto al piacere” e alla lentezza. Da quel nucleo originario, il 9 dicembre 1989 a Parigi, venti delegazioni internazionali firmarono il Manifesto di Slow Food.
Da quel momento, l’associazione ha vissuto una metamorfosi profonda, evolvendosi da club per appassionati del buon vivere a movimento politico globale. Al centro della filosofia di Petrini c’era una formula apparentemente semplice ma dirompente: il cibo deve essere buono (per il palato), pulito (per l’ambiente e gli ecosistemi) e giusto (per chi lo produce, garantendo un salario dignitoso e condizioni di lavoro eque).
Un’eredità che unisce istituzioni e spiritualità
La straordinaria capacità visionaria di Petrini ha dato vita a progetti che hanno ridisegnato il panorama culturale internazionale:
– Terra Madre (2004): la rete globale che ogni due anni riunisce a Torino migliaia di contadini, allevatori, pescatori e indigeni da ogni angolo del pianeta, restituendo centralità e dignità all’agricoltura di piccola scala.
– L’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004): il primo ateneo al mondo interamente dedicato allo studio accademico del cibo e delle sue implicazioni storiche, antropologiche ed economiche.
– Le Comunità Laudato si’ (2017): nate dalla profonda sintonia intellettuale e umana con Papa Francesco, per promuovere l’ecologia integrale e i temi dell’omonima enciclica papale.
Il suo impegno ecologista gli è valso nel 2013 il prestigioso premio Champion of the Earth da parte dell’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), mentre nel 2016 la FAO lo ha nominato Ambasciatore speciale europeo per l’obiettivo “Fame Zero”, riconoscendo il suo ruolo cruciale nella sensibilizzazione verso filiere alimentari sostenibili.
“Chi semina utopia, raccoglie realtà”
Fino al 2022 ha guidato Slow Food come presidente, per poi fare un passo di lato e lasciare spazio alle nuove generazioni, di cui auspicava costantemente il protagonismo.
Nel comunicato di addio, i membri di Slow Food ricordano una delle sue frasi più celebri e amate: «Chi semina utopia, raccoglie realtà». È la sintesi perfetta di una vita vissuta con la convinzione che i sogni, quando sono giusti e condivisi con passione, hanno la forza di cambiare il mondo.
Con la morte di Carlin Petrini non scompare solo un pezzo di storia italiana, ma una guida morale globale. La sua “austera anarchia”, la sua straordinaria empatia e la sua intelligenza affettiva rimangono in dote ai milioni di custodi della terra, attivisti e giovani che, in tutto il mondo, continueranno a lottare per un futuro più umano, sostenibile e solidale.
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