Un giudice della Cpi, sanzionato dagli Usa per il mandato d’arresto emesso nei confronti di Netanyahu e Gallant, chiede aiuto a Bruxelles
Il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou, sanzionato dagli Usa in seguito al mandato d’arresto emesso dalla Cpi nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro israeliano della Difesa Yoav Gallant, ha sollecitato la Commissione Ue ad attivare lo “statuto di blocco”, lo scudo giuridico per contrastare gli effetti delle sanzioni.
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“Servono una risposta europea” e più “sovranità” con strumenti come “l’euro digitale”, ha sottolineato il francese, che da agosto è escluso dalla vita online – inclusi i pagamenti con carta – per l’assenza di alternative Ue al dominio Usa. “Siamo il banco di prova della capacità dell’Europa di proteggere cittadini, aziende e istituzioni”, ha aggiunto, riferendo di aver ricevuto “sostegno” dai colleghi, “anche italiani”.
E ancora. “L’unico modo per rispondere a queste sanzioni è costruire una risposta forte a livello Ue. La sovranità economica è ormai una condizione per la sopravvivenza dello stato di diritto”, ha evidenziato il magistrato francese parlando alla stampa a Bruxelles, avvertendo che, senza autonomia bancaria e digitale, “è l’intera democrazia, non solo le istituzioni giudiziarie, a essere a rischio”.
Il giudice della Cpi spiega il peso delle sanzioni
Il giudice della Cpi – inserito nella lista delle sanzioni dell’amministrazione Trump insieme ai colleghi Kimberly Prost, Mame Mandiaye Niang e Nazhat Shameem Khan – ha illustrato le conseguenze delle misure sulla sua vita quotidiana. “L’impatto riguarda tutti i servizi bancari digitali e tutte le carte di credito. Colpisce quasi ogni attività online – ha spiegato -. Di fatto ho dovuto de-digitalizzare buona parte della mia vita: niente più acquisti sul web, ritorno ai negozi fisici e pagamenti in contanti quando possibile”.
La risposta, ha ribadito, non può che essere europea. “Quello che l’Ue costruirà per la Cpi sarà uno scudo anche per altri in futuro”, ha aggiunto Guillou, dicendosi “ottimista” sul sostegno politico dei Ventisette alla tutela della Corte e sostenendo che l’attivazione dello statuto di blocco rappresenterebbe “un messaggio politico molto forte” contro gli “attacchi allo Stato di diritto”.
Il rischio dell’autocensura
Il rischio più grande portato dalle sanzioni Usa, ha ammonito, resta l’autocensura: “Se giudici, pubblici ministeri, ministri o funzionari hanno paura di fare il loro lavoro per timore di conseguenze personali, allora abbiamo abbandonato la democrazia”.
L’Ue difende la Corte penale internazionale
L’Ue, prima della richiesta di Guillou, ha fatto sapere di sostenere “con fermezza” la Corte penale internazionale, la giustizia penale internazionale e la lotta contro l’impunità e “deplora profondamente” la decisione degli Usa di imporre sanzioni ai giudici della Corte penale internazionale, riconoscendo il potenziale impatto sull’Ufficio del procuratore e sulle indagini in corso. L’Ue sta fornendo “pieno sostegno” per proteggere la Corte e il suo personale da pressioni e minacce esterne, collaborando direttamente con i funzionari interessati ed esplorando misure concrete per rafforzare la resilienza della Corte penale internazionale.
Fonte lanotiziagiornale.it di Raffaella Malito
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