Caltanissetta piange la scomparsa di Giuseppe Romano, l’uomo che per quasi ottant’anni ha incarnato l’anima storica e laboriosa del centro storico cittadino, seduto al suo posto di sempre in Corso Umberto I.
Con la sua dipartita, si chiude un capitolo importante della storia locale e scompare l’ultimo autentico “sciuscià” del capoluogo nisseno.
Giuseppe Romano era ben più di un semplice lustrascarpe, era una vera e propria istituzione, un punto di riferimento, e il custode di innumerevoli storie passate attraverso le sue mani sapienti.
Nato nel 1931, aveva iniziato il mestiere di “lustrino”, come veniva chiamato a Caltanissetta, all’età di circa 13 anni, nel pieno dopoguerra, imparando l’arte dal padre, in un’epoca in cui in Piazza Garibaldi operavano ben 32 sciuscià.
Fino agli ultimi giorni, con la pioggia o con il sole cocente, Giuseppe ha continuato a onorare il suo impegno seduto su suo piccolo sgabello, di fronte ad una casetta piena di spazzole, lucidi e panni, offrendo ai suoi clienti non solo scarpe tirate a lucido, ma anche un momento di conversazione e un legame con la tradizione.
“Sono stato sempre così,” aveva raccontato fiero della sua onestà e della dignità che il suo lavoro gli aveva permesso di mantenere, crescendo quattro figli validi.
Aveva visto la moda cambiare, le scarpe in pelle diminuire e le strade svuotarsi, ma non ha mai ceduto. Per lui, smettere di lavorare significava morire e il suo banchetto all’aperto era la sua vita, la sua compagnia e la sua missione.
La scomparsa di Peppe Romano non è solo la perdita di una persona cara, ma segna in modo irrevocabile l’addio a un altro pezzo della storia autentica di Caltanissetta. La sua figura, umile e tenace, era un ponte vivente con il passato della città, un’icona della cultura popolare e della dignità del lavoro.
In queste ore di lutto, tra i cittadini si fa strada l’idea che la memoria di Giuseppe debba essere onorata in modo permanente.
Qualcuno auspica che la città possa dedicargli un monumento in bronzo, magari una statua che lo ritragga al lavoro, seduto sul suo sgabello in Corso Umberto I, un tributo che, come la statua dedicata a Leonardo Sciascia a Racalmuto, possa ricordare per sempre l’importanza e l’identità di chi ha fatto la storia quotidiana e silenziosa della città.
Negli ultimi anni, il suo inossidabile impegno e la sua longevità professionale gli erano valsi l’affetto e la stima dell’intera comunità.
Diversi comitati civici e associazioni locali avevano promosso la richiesta di conferirgli il titolo di “Cavaliere del Lavoro” da parte del Presidente della Repubblica, un meritato riconoscimento per la sua dedizione di quasi otto decenni al servizio della sua città.
Con la scomparsa di Giuseppe Romano, Caltanissetta perde non solo l’ultimo interprete di un mestiere antico, ma anche una figura storica che ha contribuito a mantenere viva l’identità e la memoria del centro urbano.
Il suo spazio vuoto in Corso Umberto I sarà d’ora in poi il simbolo di un’epoca che si è definitivamente conclusa.
La redazione di Caltanissetta401.it esprime vicinanza e cordoglio alla famiglia
——————
Per rimanere aggiornato sulle ultime notizie locali segui gratis il canale WhatsApp di Caltanissetta401.it https://whatsapp.com/channel/0029VbAkvGI77qVRlECsmk0o
Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.
