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La festa del 26 Dicembre: La vera storia di Santo Stefano, il Protomartire

Last updated: 26/12/2025 6:39
By Redazione 193 Views 6 Min Read
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Il 26 dicembre è un giorno di festa nazionale in Italia e in molti Paesi del mondo, e la ragione è profondamente radicata nella storia e nella tradizione cristiana.

Si celebra Santo Stefano Protomartire, il primo cristiano a offrire la sua vita in testimonianza della fede in Gesù Cristo.

Ma perché questa ricorrenza cade proprio all’indomani del Natale?

Stefano, il cui nome deriva dal greco e significa “coronato”, fu una figura di spicco nella primissima comunità cristiana di Gerusalemme.

Secondo gli Atti degli Apostoli, a causa della crescente necessità di assistere i poveri e le vedove, gli Apostoli scelsero sette uomini “pieni di Spirito Santo e di saggezza” per questo ministero di carità, i primi diaconi. Stefano era tra loro e si distingueva per la sua grande fede e capacità di predicazione, operando anche “grandi prodigi e segni tra il popolo”.

La sua fervente attività di evangelizzazione, unita alla sua cultura ellenistica, lo rese presto un bersaglio del Sinedrio, l’autorità religiosa ebraica. Fu accusato di blasfemia, di aver pronunciato parole contro Mosè e contro Dio, e di aver predetto la distruzione del Tempio da parte di Gesù.

Condotto davanti al Sinedrio, Stefano pronunciò un lungo e potente discorso in cui ripercorreva la storia del popolo d’Israele, accusando i suoi inquisitori di aver sempre resistito allo Spirito Santo e di aver ucciso i profeti che annunciavano l’arrivo del “Giusto”, ovvero Gesù.

Quando i presenti udirono queste parole, si infuriarono in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra. … E dissero: “Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”.

(Atti 7, 54-56)

A queste parole, gli astanti lo trascinarono fuori dalle mura della città e lo lapidarono. Stefano, morendo, ripercorse le parole di Gesù sulla croce, invocando: “Signore Gesù, accogli il mio spirito” e “Signore, non imputare loro questo peccato”. Uno dei testimoni della lapidazione, che custodiva i mantelli dei carnefici, era Saulo di Tarso, il futuro San Paolo.

La collocazione della festa di Santo Stefano il 26 dicembre non è casuale, ma risponde a una logica teologica profonda.

Nei giorni immediatamente successivi al Natale, la Chiesa Cattolica celebra i “Comites Christi”, ovvero i compagni di Cristo che hanno dato la più alta testimonianza della sua venuta:

  • 26 dicembre: Santo Stefano Protomartire (martire “per sangue”).
  • 27 dicembre: San Giovanni Evangelista (martire “per volontà e amore”).
  • 28 dicembre: Santi Innocenti (martiri “solo per sangue”).

La scelta di onorare il primo martire subito dopo la nascita di Cristo sottolinea lo stretto legame tra l’Incarnazione e la Passione, il Bambino nato a Betlemme è venuto al mondo per la salvezza, che si compirà attraverso il sacrificio.

Stefano è il primo a seguire pienamente Gesù su questa via, un ponte spirituale tra il mistero del Natale e la promessa della Pasqua.

La devozione verso Santo Stefano crebbe enormemente. Si narra che le sue reliquie furono scoperte in una visione nel 415 d.C. e portate in processione proprio il 26 dicembre. Questa data di traslazione contribuì a consolidare la celebrazione in questo giorno.

In Italia, il giorno di Santo Stefano è stato istituito come festa nazionale nel 1947, contribuendo a prolungare la pausa natalizia e a radicare ulteriormente questa tradizione nel calendario civile.

La figura di Santo Stefano resta un potente simbolo di fede incrollabile, di perdono verso i propri persecutori e del coraggio di testimoniare i propri valori, un messaggio che risuona forte anche a Natale.

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