CAPRI — La musica italiana piange oggi la scomparsa di una delle sue icone più luminose e raffinate. Peppino di Capri (all’anagrafe Giuseppe Faiella) si è spento questa mattina, 11 luglio 2026, nella sua storica dimora di Villa Castiglione a Capri, dopo aver lottato con dignità e discrezione contro una lunga malattia. Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio. La notizia del decesso ha suscitato un’immediata ondata di commozione in tutto il Paese e all’estero, dove l’artista era profondamente stimato come ambasciatore della melodia italiana e dello stile partenopeo.
L’intuizione che rivoluzionò la tradizione
Cresciuto in una famiglia di radicata tradizione musicale — con il nonno clarinettista nella banda dell’isola e il padre Bernardo titolare di un negozio di dischi e strumenti — Peppino mostrò un talento precocissimo. Già a quattro anni si esibiva al pianoforte davanti alle truppe alleate di stanza a Capri durante il secondo dopoguerra. Dopo rigorosi studi classici a Napoli, la sua vera vocazione si manifestò sul finire degli anni Cinquanta.
Insieme al suo gruppo storico, i Rockers, Peppino di Capri ebbe un’intuizione artistica folgorante e coraggiosa per l’epoca: fondere le sonorità importate d’oltreoceano, come il rock’n’roll e il twist americano, con l’intramontabile tradizione melodica napoletana. Brani come “St. Tropez Twist” e la reinterpretazione di classici regionali lo proiettarono rapidamente ai vertici delle classifiche, rinnovando l’immagine della canzone italiana negli anni del boom economico. Nel 1965 rimase storica la sua partecipazione come unico artista italiano ad aprire i concerti dei Beatles nel loro leggendario tour italiano a Milano (al Velodromo Vigorelli), Roma e Genova.
I successi senza tempo e il record a Sanremo
Nel vastissimo repertorio dell’artista figurano capolavori incisi indelebilmente nella memoria collettiva, tra cui spiccano “Roberta”, “Luna caprese”, “E mo e mo” e, sopra ogni altra, “Champagne”. Pubblicata nel 1973, quest’ultima è diventata nel tempo un vero e proprio inno transgenerazionale, colonna sonora immancabile di brindisi e celebrazioni, tanto da essere riscoperta e reinterpretata nel 2015 anche in chiave contemporanea dal rapper Guè Pequeno nel brano “Fiumi di Champagne”.
Peppino di Capri detiene inoltre uno dei record storici di presenze al Festival di Sanremo con ben 15 partecipazioni complessive. Ha conquistato la vittoria sul palco dell’Ariston in due occasioni: nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Nel 2023 era stato insignito del prestigioso Premio alla Carriera Città di Sanremo. Nel 1991 ha inoltre rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest con il brano in lingua napoletana “Comm’è ddoce ‘o mare”, classificandosi al settimo posto.
L’ultimo saluto nella sua isola
L’artista lascia tre figli: Igor, nato dal primo matrimonio con la modella Roberta Stoppa (celebrato in Versilia, luogo a cui l’artista è rimasto legato per i suoi storici show alla Bussola e alla Capannina), ed Edoardo e Daria, nati dalla seconda unione con la compianta Giuliana Gagliardi.
Il mondo della cultura e della politica ha espresso immediato cordoglio, a partire dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e dal ministro del Turismo, che ha proposto di dedicare alla sua memoria il cammino per il riconoscimento della canzone napoletana come patrimonio dell’umanità UNESCO.
I funerali si svolgeranno domani pomeriggio nella storica ex cattedrale di Santo Stefano nella celebre Piazzetta di Capri, l’isola che lo ha visto nascere, che ha ispirato le sue note più belle e dove ha scelto di riposare per sempre.
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