Nel frattempo Trump ha ripetuto l’annuncio già 37 volte, le ha contate la Cnn. L’accordo imminente è ormai un mantra
Alla fine della guerra in Iran mancano “2 o 3 giorni” da più di due mesi. Da quando cioè Donald Trump ha annunciato il primo cessate il fuoco con annesso accordo in arrivo. Il Presidente Usa ha fatto lo stesso annuncio – con varie gradazioni di modo e di tempo – almeno 37 volte. Le ha contate la Cnn. L’ultima stanotte, al Madison Square Garden di New York che lo fischiava prima di dedicarsi a gara 3 delle finali Nba.
Per cominciare fu il 7 aprile che Trump dichiarò sui social che erano “a buon punto”, ma che servivano altre due settimane affinché “l’accordo fosse finalizzato e concluso”. E ha replicato la stessa solfa come un mantra. “Non c’è alcuna indicazione che ciò sia più vero oggi di quanto lo fosse il 7 aprile – scrive la Cnn – Ma Trump continua a ripeterlo, o perché è delirante, o perché cerca di calmare i mercati finanziari, o perché pensa di poterlo far avverare con la sola forza di volontà“.
Scavando negli archivi, il 23 marzo, meno di un mese dopo l’inizio della guerra, Trump parlava con i giornalisti nell’Air Force One di presunti colloqui di pace. Il giorno successivo è cominciato il ritornello dell’Iran disperato che vuole a tutti i costi raggiungere un accordo.
Il 25 marzo, l’Iran desiderava “disperatamente raggiungere un accordo”. Il 26 marzo, durante una riunione di gabinetto, l’Iran “implorava di concludere un accordo”. Il 29 marzo, durante un incontro informale con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, a Trump è stato chiesto se prevedesse di raggiungere un accordo entro la settimana successiva, e lui rispondeva: “Sì, vedo un accordo con l’Iran”.
Poi le previsioni di Trump hanno preso a farsi più insistenti. Il 6 aprile erano “molto vicini a un accordo”. Il giorno successivo, l’annuncio del cessate il fuoco che inizialmente avrebbe dovuto durare due settimane. Giusto il tempo di trovare l’accordo, diceva.
Una settimana dopo, il 15 aprile, a Fox Business: “Penso che sia quasi finita, la considero davvero vicina alla fine”.
“Sembra proprio che raggiungeremo un accordo con l’Iran, e sarà un buon accordo”, diceva ai giornalisti il 16 aprile. Il 17 aprile, in tre diverse apparizioni, diceva che l’Iran aveva “accettato tutto”, e che “penso che raggiungeremo un accordo entro un giorno o due”.
E il 20 aprile, in un post su Truth: “Accadrà tutto, e in tempi relativamente brevi!”. Il 30 aprile l’Iran era ancora “desideroso di concludere un accordo”.
“Quando la guerra finirà, e non dovrebbe volerci molto…”, cantilenava il 1° maggio. Prima di prendersi una pausa e tornare più carico che mai il 18 maggio, annunciando che avrebbe posticipato gli attacchi militari di “due o tre giorni” su richiesta dei paesi mediorientali, “perché ritengono di essere molto vicini a raggiungere un accordo”.
A questo punto, persino Trump ha dovuto riconoscere che “ci sono stati periodi in cui pensavamo di essere molto vicini a concludere un accordo, ma poi non è andato a buon fine“. Prima di aggiungere: “Ma questa volta è un po’ diverso”. No, non era diverso.
“Metteremo fine a quella guerra molto rapidamente”, diceva il 19 maggio durante un picnic al Congresso. E così il 23 maggio l’amministrazione si stava “avvicinando molto” a un accordo. L’accordo era “in gran parte negoziato, in attesa di finalizzazione”.
Siamo al 28 maggio: in un’intervista con la nuora Lara Trump, dice che la situazione è “vicina a un ottimo accordo”. Domenica scorsa ha assicurato che erano “molto vicini a un accordo”, ma che Iran e Israele lo stavano mettendo a repentaglio impegnandosi in una disputa parallela. “Siamo molto vicini a un accordo definitivo con l’Iran”, ha dichiarato ad Axios. E lunedì, durante un comizio telefonico a sostegno del senatore Lindsey Graham della Carolina del Sud, Trump ha nuovamente previsto una “vittoria totale” nelle prossime due settimane.
“Stiamo negoziando ora; vogliono concludere un ottimo accordo. Sono disposti a darci tutto”. Dobbiamo pazientare altri due o tre giorni, a occhio.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Mario Piccirillo
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