Il fallimento della Snai secondo il sindacato: “Strategia priva di politiche di sviluppo e visione lungimirante. Il declino di territori come quello di Caltanissetta è inevitabile senza interventi strutturali”.
Dal 2014 a oggi, lo spopolamento delle cinque aree interne siciliane coinvolte nella fase pilota della Snai (Strategia Nazionale per le Aree Interne) non ha subìto battute d’arresto. Tra ritardi procedurali, incapacità di spesa e una visione definita “miope”, i risultati sperati non sono mai arrivati.
La denuncia arriva forte e chiara dalla Cgil Sicilia, espressa dal segretario generale regionale Alfio Mannino durante un Focus sul tema tenutosi a Castelbuono, nel cuore delle Madonie. Secondo il sindacato, il tema dello sviluppo delle aree interne non ha mai assunto la centralità politica che meritava, sia a livello nazionale che regionale.
“La Snai è uno strumento importante di cui vanno superate le criticità, ma andava supportata da iniziative di politica generale che sono totalmente mancate”, ha sottolineato Mannino. “Parlare di aree interne significa parlare di sanità, mobilità, istruzione, lavoro ed economia: tutti fattori la cui assenza determina l’abbandono da parte dei residenti”.
I numeri del declino demografico e il caso Caltanissetta
I dati descrivono una vera e propria emorragia demografica. In Sicilia, la classificazione di “area interna” riguarda ben il 39,6% del territorio, dove risiede l’11% della popolazione complessiva (dati Istat).
Nelle cinque zone della prima fase Snai, il calo demografico registrato nel decennio tra il 2014 e il 2025 è stato inarrestabile. Ecco il bilancio della perdita di abitanti area per area:
- Nebrodi: -10.412 abitanti (il decremento più marcato)
- Calatino: -6.577 abitanti
- Terre Sane: -6.331 abitanti
- Valle del Simeto: -4.091 abitanti
- Madonie: -770 abitanti
A questa mappa del declino si aggiunge la situazione fortemente critica della provincia di Caltanissetta. Pur non facendo parte del primo nucleo “pilota”, il territorio nisseno sconta un saldo demografico costantemente negativo ed è tra i più colpiti dall’emigrazione giovanile verso il Nord Italia e l’estero.
La desertificazione demografica porta con sé il progressivo smantellamento dei servizi essenziali. Il calo della popolazione è andato di pari passo con la riduzione delle istituzioni scolastiche, che ha toccato punte drammatiche del 53,84% nell’area delle Terre Sicane (pari a 7 istituti in meno).
Un isolamento che a Caltanissetta si traduce anche in pesanti deficit infrastrutturali, legati alla lentezza dei collegamenti viari e al ridimensionamento dei presidi sanitari periferici.
Le criticità non risparmiano nemmeno la programmazione successiva. Per il ciclo 2021-2027 sono state individuate altre sei aree pilota nell’isola, inserendo finalmente comprensori chiave come quello di Mussomeli nel nisseno insieme a Corleone, Troina, Bronte, Santa Teresa di Riva e Palagonia.
Tuttavia, denuncia la Cgil, anche questa nuova fase sta già accumulando pesanti e preoccupanti ritardi burocratici, rischiando di replicare gli errori del passato e di condannare ulteriormente il futuro della Sicilia centrale.
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