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CronacaEconomia e Finanza

ANIA CASA MIA analisi del D.L. n. 66/2026 Piano Casa

Last updated: 29/05/2026 20:17
By Redazione 91 Views 5 Min Read
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Considerazioni su opportunità e criticità per i cittadini

Le OO.SS. ANIA e CASA MIA accolgono con interesse il Decreto-Legge n. 66 del 7 maggio 2026, recante “Disposizioni urgenti per il Piano Casa”.

Riteniamo positivo, dichiarano i rappresentanti delle due OO.SS. Dr. Andrea Monteleone e Dr. Gaetano Bonura, che il Governo Meloni, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, abbia posto l’attenzione sull’emergenza abitativa, fissando l’ambizioso obiettivo di rendere disponibili 100.000 alloggi in dieci anni.

Il provvedimento muove passi in direzioni condivisibili e se correttamente attuato inciderà positivamente nel dirimere le tensioni che sempre più si annidano nel mondo dell’abitare.

Il programma straordinario volto a recuperare circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) oggi inagibili è un intervento necessario per rispondere alle attuali esigenze abitative senza ulteriore consumo di suolo.

La concentrazione delle risorse in un fondo gestito da INVIMIT SGR, con comparti regionali specifici, rappresenta uno sforzo importante per ottimizzare l’uso di oltre dieci miliardi di euro di risorse pubbliche attraverso l’Housing Sociale e l’introduzione di incentivi per la costruzione di alloggi a prezzi calmierati (almeno il 70% in edilizia convenzionata) potrebbe effettivamente aumentare l’offerta di case a canoni o prezzi scontati, calmierando realmente il mercato immobiliare.

Nonostante le buone intenzioni, le organizzazioni Sindacali ANIA e CASA MIA esprimono forti riserve sull’eccessiva promozione che viene data del sistema Rent to Buy per il riscatto degli alloggi.

Oltre alla già nota penalizzazione fiscale, denunciamo ulteriori criticità che rendono questo strumento inadeguato per le famiglie.

Le richieste di affitto nel Rent to Buy risultano spesso maggiorate del 30% circa per poter accantonare il “premio” all’acquisto rendendo spesso più economico percorrere la via tradizionale, attraverso un mutuo con rate dal costo inferiore, e l’equity raccolta tramite i canoni di Rent to Buy potrebbe rivelarsi, alla fine del periodo di locazione, insufficiente per migliorare significativamente il rating creditizio richiesto dalle banche.

Registriamo con preoccupazione come molti operatori utilizzino questa formula soltanto come esca pubblicitaria per attirare visite ai cantieri, tentando poi di spingere il cliente verso un acquisto tradizionale, trasformando lo strumento in una pratica puramente commerciale piuttosto che in una tutela sociale.

Altro aspetto è che tra i privati manca una chiara comprensione della natura tecnica dello strumento, che viene percepito erroneamente come un modo per “aggirare le banche”, ignorando i rischi legati alla mancata calibrazione dell’equilibrio tra quota di locazione e quota di acconto prezzo.

Poi diventa cruciale evidenziare che il cittadino, che vorrà usare questo metodo di riscatto dell’alloggio, subisce una doppia imposizione fiscale (locazione e compravendita), venendo privato nella prima fase dei benefici fiscali legati alla “prima casa” e alla detrazione degli interessi passivi, con un aggravio economico che vanifica la funzione sociale dello strumento.

ANIA e CASA MIA chiedono al Parlamento, in sede di conversione del decreto, una revisione drastica della disciplina fiscale del Rent to Buy, eliminando la doppia tassazione.

L’introduzione di un reale equilibrio tra quota di godimento e quota di acconto prezzo, deve garantire che la parte destinata all’acquisto sia maggioritaria, protetta, e non erosa da costi eccessivi. E una maggiore trasparenza per evitare che il sistema sia utilizzato solo come mera leva di marketing immobiliare a scapito dei cittadini.

Segreterie Nazionali – ANIA – CASA MIA

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