Quello che sta accadendo in questi giorni intorno all’aeroporto di Catania dovrebbe farci riflettere ben oltre l’emergenza provocata dall’eruzione dell’Etna.
La chiusura dello scalo catanese e il dirottamento di centinaia di voli verso altri aeroporti siciliani hanno mostrato, ancora una volta, quanto sia fragile il sistema dei collegamenti dell’Isola. Palermo, per esempio, ha assorbito più di 190 voli provenienti da Catania e molti passeggeri, una volta atterrati, si sono trovati davanti a un secondo grande problema: raggiungere la propria destinazione.
Il punto, a mio avviso, non è soltanto capire se abbiamo bisogno di un aeroporto in più, di un aeroporto più grande o di un aeroporto più moderno, come molti stanno dicendo in queste ultime ore.
Il punto è chiederci quanto sia realmente facile spostarsi da un punto all’altro della Sicilia.
Io sono un pendolare quotidiano tra Caltanissetta e Catania per motivi di lavoro e conosco bene cosa significhi affrontare ogni giorno questa distanza. E come me ci sono tantissimi siciliani che si muovono quotidianamente per lavorare, studiare, curarsi, fare impresa o semplicemente vivere.
Dico sempre che la vita è l’arte delle priorità.
E credo che tra le priorità della Sicilia debba esserci una parola che troppo spesso dimentichiamo: prossimità.
Prossimità significa poter raggiungere la propria meta siciliana senza trasformare ogni spostamento in una prova di resistenza.
Significa avere strade sicure, manutenzionate e realmente efficienti.
Significa non dover vivere con l’incubo che un incidente, un cantiere, una chiusura improvvisa o un semplice imprevisto possano paralizzare per ore un’intera direttrice.
Significa avere una rete ferroviaria che sia un’alternativa vera all’automobile e non una scelta disperata che, in molti casi, richiede tempi e organizzazione incompatibili con la vita quotidiana.
Attenzione, non sono contro le grandi opere, anzi ben vengano!
Ben vengano gli investimenti sugli aeroporti. Ben vengano il potenziamento degli scali, le nuove rotte, le infrastrutture strategiche e tutto ciò che può rendere la Sicilia più competitiva.
Ma una grande opera non può diventare l’alibi per dimenticare le piccole e grandi opere che servono ogni giorno ai siciliani.
Possiamo parlare del Ponte sullo Stretto, possiamo parlare di nuovi collegamenti internazionali e di grandi hub aeroportuali, ma se poi un cittadino di Caltanissetta deve impiegare ore per raggiungere Catania, Palermo o Agrigento, allora abbiamo ancora un problema fondamentale da risolvere.
E l’emergenza di questi giorni causata dall’eruzione dell’Etna lo dimostra in maniera quasi plastica.
Catania si è fermata e tutta la macchina della mobilità siciliana è stata duramente messa alla prova e non penso che l’abbia superata come si deve.
Non basta avere più aeroporti se poi collegare quegli aeroporti tra loro e con il resto dell’Isola diventa un’odissea.
Non basta avere infrastrutture moderne se manca una rete efficiente che le metta in relazione.
Non basta costruire grandi opere se non riusciamo a garantire la normalità degli spostamenti quotidiani.
La vera sfida non sono le grandi infrastrutture ma è costruire una Sicilia nella quale tutto questo sia finalmente parte dello stesso sistema.
La posizione geografica della nostra città di Caltanissetta è una straordinaria opportunità, ma la centralità geografica da sola non basta. La centralità deve essere trasformata in centralità infrastrutturale, logistica, ferroviaria e viaria.
Caltanissetta deve diventare un punto di connessione e non semplicemente un territorio da attraversare.
Dobbiamo pretendere collegamenti più efficienti con Catania, Palermo, Agrigento e il resto dell’Isola. Dobbiamo pretendere una rete stradale sicura e manutenuta. Dobbiamo pretendere una ferrovia che sia realmente competitiva. Dobbiamo costruire una mobilità integrata che renda la nostra posizione geografica un vantaggio e non una semplice indicazione sulla carta.
E forse è proprio questo che dovremmo discutere oggi, mentre osserviamo le immagini dei passeggeri dirottati da Catania a Palermo, delle lunghe attese e delle difficoltà nel raggiungere le proprie destinazioni.
La Sicilia ha bisogno di grandi opere. Ma ha bisogno, prima di tutto, di essere collegata. E Caltanissetta deve tornare al centro di questa connessione.
Armando Turturici – Consigliere comunale di Caltanissetta
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