Caltanissetta 19/07/2026 Riceviamo e pubblichiamo
Dopo mesi di annunci, rassicurazioni e date di apertura puntualmente disattese, negli ultimi giorni apprendiamo dalla stessa RTI concessionaria che, soltanto nella fase finale dei collaudi, sarebbero emerse gravissime criticità strutturali: perdite nelle vasche, rotture diffuse delle tubazioni interrate e perfino un’insufficiente portata della rete idrica, tale da rendere necessario sostituire la condotta di alimentazione.
L’Amministrazione comunale era a conoscenza di queste criticità oppure no?
Se ne era a conoscenza e ha comunque chiesto al Consiglio comunale di approvare una transazione da 700 mila euro, accompagnandola con l’annuncio di una riapertura ormai certa entro il 30 aprile 2026, allora ha fornito ai consiglieri un quadro incompleto della situazione.
Se, invece, non ne era a conoscenza, la domanda è ancora più grave: come è possibile che il Comune non conoscesse le reali condizioni di un proprio impianto prima di sottoporre al Consiglio comunale una scelta così importante?
Personalmente ho votato favorevolmente quella proposta perché l’obiettivo era uno solo: restituire finalmente la piscina ai cittadini ed evitare un contenzioso che avrebbe ulteriormente allungato i tempi di riapertura dell’impianto natatorio e aumentato i costi della collettività.
L’ho fatto pensando innanzitutto ai tanti cittadini che da oltre sette anni sono privati di un servizio essenziale: alle associazioni sportive, ai giovani, agli anziani, ma soprattutto alle persone con disabilità, per le quali la piscina non rappresenta soltanto un impianto sportivo, bensì uno strumento fondamentale di riabilitazione, inclusione sociale e miglioramento della qualità della vita. Era un atto di responsabilità nei confronti di chi, più di tutti, continua a pagare il prezzo di questa interminabile chiusura.
L’ho fatto sulla base delle informazioni che furono rappresentate da chi di dovere, nella convinzione che l’impianto fosse realmente vicino alla riapertura.
Oggi, alla luce delle criticità emerse, non posso nascondere il mio profondo rammarico. Se il Consiglio comunale fosse stato informato dell’esistenza di problemi di tale portata, il mio voto sarebbe stato diverso. Un consigliere comunale ha il diritto e il dovere di deliberare conoscendo tutti gli elementi essenziali della vicenda.
Per questo ho già presentato una richiesta di accesso agli atti per verificare anche se il Comune abbia applicato le penali previste dal contratto transattivo per il mancato rispetto dei termini di apertura. I cittadini hanno diritto di sapere se gli accordi sottoscritti vengono rispettati integralmente, da tutte le parti.
Ma c’è un profilo che non può più essere eluso: quello della responsabilità politica.
Chi ha seguito questa vicenda, chi ha rassicurato la città, chi ha dichiarato pubblicamente che tutto era pronto per la riapertura, oggi ha il dovere di spiegare perché la realtà si è rivelata così diversa. Non possiamo dimenticare le immagini e le iniziative istituzionali che hanno accompagnato il percorso verso la riapertura, con sopralluoghi, foto di gruppo e annunci che lasciavano intendere che il traguardo fosse ormai raggiunto. Quella rappresentazione trionfalistica della vicenda si è trasformata oggi in un ulteriore elemento di amarezza per i cittadini, che si sono sentiti ancora una volta illusi rispetto a un servizio atteso da anni.
Per queste ragioni ritengo che gli assessori competenti debbano valutare seriamente l’opportunità di rassegnare le proprie dimissioni. Non come gesto simbolico, ma come atto di responsabilità politica verso una città che, ancora una volta, è stata indotta a credere che la riapertura della piscina fosse ormai una certezza, mentre oggi scopre che esistevano criticità ben più profonde di quelle raccontate.
Armando Turturici – Consigliere Comunale di “Futura – costruiamo insieme la Città”

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