Salvini ribadisce il no alle forniture di armi a Kiev, Forza Italia avverte che un voto contrario sarebbe un problema per la maggioranza
Le tensioni nella maggioranza tornano a farsi sentire sul capitolo più sensibile della politica estera italiana, ossia il sostegno all’Ucraina. La visita di Volodymyr Zelensky a Palazzo Chigi non ha frenato le frizioni interne, con la Lega che continua a spingere per un cambio di linea e Forza Italia che avverte sui rischi politici di un eventuale strappo. A richiamare tutti alla compattezza è, però, il presidente del Senato Ignazio La Russa, convinto che alla fine – come fin qui accaduto malgrado le diverse sensibilità – un’intesa si troverà.
Matteo Salvini, ospite di Quattro di sera su Retequattro, ha ribadito senza mezzi termini la sua posizione: fermare le forniture di armi a Kiev e puntare invece su un accordo di pace. “Noi non siamo in guerra contro la Russia”, ha detto, criticando i costi del conflitto e sottolineando come l’Europa rischi di dover sostenere “140 miliardi di euro” l’anno prossimo se Washington dovesse ridurre il proprio impegno. Salvini insiste su una trattativa diretta tra Zelensky e Vladimir Putin “sui confini e su cosa concedere”, sostenendo che il piano proposto da Donald Trump meriti attenzione. E accusa alcuni Paesi europei di non volere davvero la pace, “perché qualcuno sta fabbricando armi che qualcuno sta comprando”.
La replica più netta arriva da Forza Italia. Il portavoce nazionale Raffaele Nevi ricorda che il nuovo decreto armi, quello che rifinanzia l’invio di forniture per il 2026, va approvato “entro fine anno” nel quadro degli impegni internazionali. Se la Lega dovesse astenersi in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, avverte, “sarebbe certamente un serio problema politico, non ci sono dubbi”. Una frase che fotografa il nervosismo crescente nella coalizione.
A smussare gli angoli prova La Russa, che invita a guardare al quadro generale. Il presidente del Senato ricorda come la maggioranza, finora, non abbia mai espresso un voto difforme su questo tema e ribadisce che il sostegno all’Ucraina non è solo un gesto verso “un popolo eroico che si difende”, ma una necessità legata alla sicurezza europea. Se il diritto internazionale viene violato una volta, osserva, “non c’è poi possibilità di non incentivare questo comportamento”. Citati anche i Paesi baltici e la Polonia, i più esposti e determinati a mantenere un appoggio solido a Kiev.
Fonte lanotiziagiornale.it di Franco Pigna
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