FdI scrive alla Commissione UE denunciando la “faziosità” di Ranucci, mentre le opposizioni invocano il Media Freedom Act contro le ingerenze del governo sulla TV pubblica.
Il caso politico e il nodo europeo
Fratelli d’Italia punta a chiudere al più presto la partita per la rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. Gli eurodeputati del partito della premier Giorgia Meloni hanno compiuto un passo formale significativo scrivendo alla vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Henna Virkkunen, per denunciare la presunta “faziosità” della trasmissione. L’iniziativa mira a respingere le accuse delle opposizioni, che denunciano invece una chiara matrice politica dietro l’attacco alla trasmissione, in aperta violazione delle norme dell’European Media Freedom Act (EMFA).
Questa mossa punta a superare le ultime resistenze dei vertici aziendali di Viale Mazzini, preoccupati sia dal rischio che un’eventuale sanzione o rimozione di Ranucci possa essere annullata dai giudici italiani, sia da una possibile strigliata in sede europea.
Per settembre è attesa la risposta della stessa Virkkunen alla lettera inviata a metà agosto dall’eurodeputato PD Sandro Ruotolo. Ruotolo ha chiesto alla Commissione UE di verificare se la richiesta di “testa” per Ranucci giunta dal centrodestra (in primis da Matteo Salvini e da altri esponenti di governo) non costituisca una violazione dell’Articolo 4 dell’EMFA (che vieta alle autorità nazionali di interferire o influenzare le scelte editoriali dei media) e dell’Articolo 5 (che impone agli Stati membri di garantire l’indipendenza dei media del servizio pubblico).
Di contro, Fratelli d’Italia ritiene che l’European Media Freedom Act debba essere invocato proprio per cancellare Report o impedirne l’attuale format d’inchiesta. Secondo la delegazione di FdI a Bruxelles, le inchieste del programma “non sono inchieste ma teoremi non dimostrati, ricchi di allusioni e condizionali confezionati ad hoc per gettare ombre”.
A sostegno di questa tesi, FdI cita un’analisi interna: su 404 inchieste esaminate dall’insediamento del Governo Meloni, il 43,5% dell’intera produzione giornalistica del programma si sarebbe concentrata su FdI e sulla Premier. Pur dichiarando di non contestare il diritto di fare inchiesta, FdI ne denunzia l’uso “a senso unico” da parte di un programma del servizio pubblico, ritenuto contrario ai principi di imparzialità.
La reazione del Movimento 5 Stelle non si è fatta attendere: i pentastellati accusano il governo di voler “terminare l’opera di colonizzazione della TV pubblica andando a colpire una trasmissione d’inchiesta fondamentale”.
Il ruolo del giornalismo d’inchiesta e il “manuale Cencelli” delle notizie
Sulla vicenda è intervenuto nuovamente Sandro Ruotolo, richiamando la celebre definizione del giornalismo d’inchiesta (attribuita al giornalista Walter Cronkite):
“Il compito del giornalista non è preoccuparsi delle conseguenze della verità, ma accertarsi che ciò che pubblica sia vero.”
L’eurodeputato Dem sottolinea come Report non sia un talk show basato sul bilancino della par condicio o sul dibattito da poltrona, ma un programma fondato su documenti, testimonianze e mesi di lavoro d’inchiesta. Il giornalismo d’inchiesta non può misurare l’imparzialità in base alle percentuali di servizio dedicate ai vari partiti, ma ha il dovere strutturale di fare le “pulci al potere”.
Mentre lo scontro politico e normativo si sposta a Bruxelles, tra i giornalisti e i tecnici di Report cresce la forte preoccupazione per la “transizione” e le decisioni sul palinsesto che la Rai dovrebbe comunicare a breve.
AVS e il “caso candidatura”: Angelo Bonelli (co-portavoce di Europa Verde e deputato AVS) ha smentito seccamente le voci su un’ipotetica candidatura politica di Ranucci nelle liste di AVS, definendola “una notizia totalmente inventata”: «Abbiamo invitato Ranucci a presentare il suo libro. Non c’è motivo per cui si debba ipotizzare una cosa del genere».
L’iniziativa di FdI a Bruxelles viene letta dalle opposizioni anche come un tentativo di prevenire o ammortizzare le sanzioni o i rilievi che la Commissione Europea potrebbe muovere alla Rai per il mancato rispetto dell’autonomia editoriale prescritta dall’EMFA.
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