Il governo Meloni accelera sulle intese con il Nord, ma in Sicilia esplode il caso politico. Dem, Movimento 5 Stelle e La Vardera chiedono al Governatore un ricorso alla Consulta: “Basta silenzi, si rischia un’Italia a due velocità”.
L’offensiva del governo Meloni sull’autonomia differenziata riaccende lo scontro politico in Sicilia. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri agli accordi preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, la tensione si sposta a Palazzo dei Normanni. Martedì prossimo, il Partito Democratico presenterà una risoluzione all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) per impegnare formalmente il presidente Renato Schifani a bloccare l’iter e valutare un ricorso alla Corte Costituzionale.
La risoluzione del PD: “Tutela per il Sud”
Il documento, firmato dal capogruppo Michele Catanzaro e da tutta la delegazione dem, richiama con forza la recente sentenza della Consulta che ha già bocciato diverse parti della Legge Calderoli. Il punto critico rimane la definizione dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione): secondo il PD, procedere con le intese prima di aver garantito standard minimi uguali per tutti i cittadini significa “dividere l’Italia in livelli differenziati di cittadinanza”, violando i principi di solidarietà e unità nazionale.
Il silenzio di Schifani sotto accusa
L’obiettivo dell’opposizione è chiaro: costringere Schifani a prendere una posizione netta. Il Governatore, dopo una timida apertura iniziale, si era trincerato dietro la necessità di vigilare sui LEP e sul riconoscimento dei costi dell’insularità. Tuttavia, il recente via libera romano alle regioni del Nord è stato accolto dal silenzio della presidenza siciliana.
“Il suo silenzio non mi stupisce, mi stupirebbe il contrario”, attacca Ismaele La Vardera (Controcorrente), definendo l’atteggiamento del Governatore come “omertoso”.
Un fronte comune delle opposizioni e del sindacato
Non solo PD. Anche il Movimento 5 Stelle, per bocca del vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola, ha confermato il sostegno alla risoluzione, lamentando l’assenza di Schifani durante i dibattiti in aula sul tema.
A pesare è anche il pressing della società civile e dei sindacati. Alfio Mannino, segretario della CGIL Sicilia, ha lanciato un appello diretto:
-Impugnare gli accordi per evitare che diritti fondamentali come salute e sicurezza diventino “meno esigibili” nell’isola.
-Interrompere il silenzio di fronte a misure che potrebbero cristallizzare il divario Nord-Sud.
Gli impegni richiesti al Governo Regionale
La risoluzione che approderà martedì all’ARS chiede a Schifani tre azioni concrete:
- Sospendere l’attuazione degli accordi tra Stato e Regioni del Nord.
- Valutare il ricorso alla Corte Costituzionale per tutelare le prerogative siciliane.
- Coordinarsi con le altre Regioni del Mezzogiorno per costruire un fronte comune contro i trasferimenti di risorse che non rispettino i principi di solidarietà.
La sfida è lanciata: martedì si capirà se la maggioranza di centrodestra in Sicilia sceglierà la linea della fedeltà al governo Meloni o quella della difesa dell’autonomia regionale contro i rischi di una “secessione dei ricchi”.
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