La Banca Centrale Europea ha rotto gli indugi. Per la prima volta in quasi tre anni, il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di alzare i tassi d’interesse di 25 punti base (0,25%). Una mossa che era ampiamente attesa dagli analisti, spinta soprattutto dal nuovo shock energetico legato alle forti tensioni geopolitiche e al conflitto in Medio Oriente, in particolare in Iran.
La decisione rappresenta una decisa inversione di marcia rispetto alla politica di tagli attuata nell’ultimo periodo, finalizzata a raddrizzare un’inflazione che rischia di tornare a correre durante i mesi estivi.
I nuovi tassi in vigore dal 17 giugno 2026
I tre tassi di riferimento subiranno una correzione verso l’alto con effetto immediato a partire dalla prossima settimana:
- Tasso sui depositi: sale dal 2,00% al 2,25% (il parametro chiave con cui Francoforte orienta la politica monetaria).
- Tasso sui rifinanziamenti principali: sale dal 2,15% al 2,40%.
- Tasso sui prestiti marginali: aumenta dal 2,40% al 2,65%.
Le parole di Christine Lagarde: “Più dura la guerra, più aumentano i rischi”
La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha spiegato in conferenza stampa che la decisione è stata presa all’unanimità. Il quadro macroeconomico globale è cambiato rapidamente a causa dell’impennata delle materie prime energetiche.
“L’aumento dei prezzi dell’energia spingerà ulteriormente l’inflazione durante l’estate e la manterrà ben al di sopra dell’obiettivo nella prima metà del 2027”, ha avvertito Lagarde.
Di conseguenza, gli esperti dell’Eurosistema hanno dovuto ritoccare le stime:
–Inflazione: prevista in media al 3,0% per il 2026 (rispetto al target ideale del 2%), per poi scendere al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028.
–Crescita economica (PIL): tagliata allo 0,8% nel 2026 e all’1,2% nel 2027. La guerra sta infatti pesando molto sul potere d’acquisto delle famiglie, sui redditi reali e sul clima di fiducia generale delle imprese europee.
Cosa cambia adesso per i cittadini?
Quando la BCE alza i tassi, l’obiettivo primario è “raffreddare” l’economia per frenare i prezzi. Questo meccanismo ha però un impatto diretto sulle tasche di famiglie e imprese:
–Mutui e prestiti più cari: Chi ha un mutuo a tasso variabile (legato all’indice Euribor) vedrà un aumento delle rate mensili nei prossimi mesi. Anche stipulare nuovi mutui a tasso fisso o richiedere prestiti personali diventerà leggermente più costoso.
–Rendimenti sui risparmi in crescita: Di contro, le banche inizieranno a offrire interessi un po’ più generosi su conti deposito e prodotti di risparmio, che per anni erano rimasti vicini allo zero.
La BCE ha fatto sapere che per le prossime riunioni adotterà un approccio totalmente guidato dai dati (“data-driven”), valutando la situazione di volta in volta a seconda di come evolverà lo scenario geopolitico ed energetico.
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