I prezzi dei carburanti tornano a correre sulla rete italiana spinti dai mercati internazionali e dai rincari fiscali. Per gli automobilisti fare il pieno diventa un salasso, con il diesel che traina gli aumenti.
Non si ferma l’ondata di rincari che sta colpendo i consumatori italiani, costretti ancora una volta a fare i conti con una pesante stangata alla pompa di benzina. Negli ultimi giorni la rete dei carburanti in Italia ha registrato una decisa impennata dei prezzi, trainata soprattutto dalla corsa del diesel, che ha toccato i massimi storici trainando al rialzo l’intero comparto dei combustibili civili e industriali.
A far scattare i nuovi aumenti sono stati i ritocchi ai listini consigliati decisi dalle principali compagnie petrolifere, che hanno immediatamente scaricato sui prezzi finali le forti oscillazioni dei mercati internazionali e l’instabilità delle quotazioni dei prodotti raffinati.
I numeri del salasso: la corsa del gasolio
Il quadro emerso dalle ultime rilevazioni nazionali evidenzia una situazione critica. Il prezzo medio del diesel in modalità self ha sfondato le barriere psicologiche degli ultimi mesi, posizionandosi su livelli che non si registravano da tempo e accentuando il divario rispetto alla benzina. Le medie nazionali vedono il gasolio al fai-da-te stabilmente in crescita, mentre la situazione peggiora drasticamente se si passa al servito, dove i prezzi praticati dalle compagnie si avvicinano a picchi record, superando abbondantemente la soglia dei 2 euro al litro su molte tratte.
Non va meglio per la benzina, anch’essa interessata da costanti micro-sughi giornalieri che ne mantengono il costo sopra i livelli di guardia, mentre i carburanti alternativi (come Gpl e metano) subiscono a ruota le tensioni del settore energetico globale.
Tra mercati e fisco: i motivi della stangata
Dietro questo nuovo balzo in avanti si cela un mix esplosivo di fattori. Da un lato pesano le tensioni geopolitiche internazionali che mantengono alto il prezzo del petrolio sui mercati di riferimento, influenzando direttamente il costo dei raffinati in Europa. Dall’altro, i consumatori italiani si trovano a scontare il peso delle componenti fiscali, aggravate dai recenti riallineamenti delle accise che hanno colpito in modo più marcato proprio il gasolio, storicamente il carburante più utilizzato per i trasporti commerciali e dalle famiglie italiane.
L’allarme delle associazioni dei consumatori
Le reazioni delle sigle a tutela dei consumatori non si sono fatte attendere. Il timore principale è che questa nuova escalation dei prezzi energetici possa innescare un effetto domino sull’intera filiera economica. Poiché in Italia la stragrande maggioranza delle merci viaggia su gomma, il volo dei prezzi del diesel si rifletterà inevitabilmente sui costi di trasporto, traducendosi in un ulteriore aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e alimentari sui banchi dei supermercati.
Le associazioni chiedono a gran voce un intervento immediato del Governo per calmierare i prezzi attraverso un taglio d’emergenza delle accise (il cosiddetto “bonus accise” o accisa mobile), per evitare che il pieno dell’auto si trasformi in un lusso insostenibile per milioni di famiglie.
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