La tempesta giudiziaria e politica che sta investendo il territorio nisseno ha ormai superato i confini delle singole fazioni.
Siamo di fronte al crollo di un intero sistema di potere. Quello che inizialmente sembrava il cedimento di un asse politico consolidato si sta rivelando un vero e proprio effetto a catena che risucchia ogni speranza di futuro per la comunità.
Quell’infrastruttura amministrativa che si vantava di canali privilegiati con Palermo e Roma si è sciolta di fronte alle inchieste, lasciando alle sue spalle un vuoto politico devastante, simile a un buco nero.
La crisi ha toccato il cuore vitale del territorio, a partire dall’inchiesta che a gennaio ha visto coinvolti l’on. Mancuso e il suo braccio destro Tricoli, passando per gli scandali legati al CEFPAS, fino all’interdittiva antimafia che ha lambito il Consiglio Comunale nisseno e alle dimissioni del sindaco di Sommatino.
L’ultimo, drammatico tassello si è aggiunto con il blitz della Guardia di Finanza al Libero Consorzio.
Da quel momento in poi la città sembra essere definitivamente caduta in un vortice oscuro dal quale non riesce a venire fuori. Di fronte a questo bollettino, la domanda non è più solo cosa stia succedendo nei palazzi, ma riguarda tutti noi.
Cos’altro dobbiamo leggere, o cos’altro dobbiamo aspettarci che accada, per chiedere finalmente un rinnovamento radicale della classe politica?
Mentre la magistratura fa il suo corso, sostenuta dai cittadini onesti che non hanno nulla da nascondere, e fermo restando il principio sacro della presunzione di innocenza, il vero nodo cruciale è diventato l’atteggiamento di gran parte della cittadinanza e del dibattito pubblico.
Ciò che lascia attoniti è constatare come, nonostante la gravità e la frequenza di questi episodi, a molti non sfiori minimamente il dubbio che quando certi fatti si susseguono in modo così ravvicinato, significa che c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe nell’intera macchina pubblica e, invece di una presa di coscienza collettiva, si assiste troppo spesso al tentativo di difendere l’indifendibile, scegliendo di attaccare chi, in piena e legittima libertà, si limita a porre dei necessari punti interrogativi.
Questa tendenza alla rimozione della realtà e all’attacco verso le voci critiche è il sintomo più preoccupante della crisi. Caltanissetta non può più permettersi l’apnea della coscienza civile né il silenzio complice.
Se la società civile, i giovani e le forze sane del territorio non troveranno il coraggio di pretendere un’alternativa basata sulla trasparenza e sull’etica, la responsabilità del declino non sarà più solo di chi gestisce il potere, ma anche di chi, restando a guardare o difendendo lo status quo, ha permesso che tutto questo continuasse.
E’ il momento del risveglio: riprendiamoci il futuro, perchè non possiamo più permetterci il lusso dell’indifferenza o della delega in bianco. Aspettare passivamente che la magistratura risolva i nodi politici del nostro territorio significa abdicare al nostro ruolo di cittadini. La magistratura accerta i reati, ma spetta alla comunità decretare il fallimento politico di un sistema e pretendere il cambiamento.
È il momento di alzare la testa, di fare rete, di superare la paura del dissenso e l’abitudine al clientelismo.
I cittadini onesti, che costituiscono la maggioranza silenziosa di questa terra, devono ritrovare la voce e il coraggio di occupare gli spazi pubblici, di pretendere trasparenza e di sostenere una nuova classe dirigente che metta il bene comune al di sopra degli interessi di bottega.
Il futuro di Caltanissetta non si scrive nelle aule di tribunale, si scrive nelle nostre scelte quotidiane e nella nostra capacità di indignarci e reagire.
Voltare la testa dall’altra parte non è più un’opzione: il cambiamento comincia da ognuno di noi. Ad Maiora
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