Riceviamo e pubblichiamo
Area Civica plaude con rispetto e gratitudine alla straordinaria mobilitazione nata attorno al Parco Dubini, in cui cittadini, associazioni, studenti, famiglie e realtà del terzo settore hanno dimostrato che Caltanissetta è tutt’altro che una città rassegnata.
Dinanzi all’abbandono di un bene comune, del polmone della città, la parte migliore della comunità si organizza, chiede risposte e pretende che le istituzioni tornino a fare il proprio dovere.
Il Parco Dubini non è mai stato soltanto un parco, ma uno spazio di salute, socialità e ambiente, in cui bambini, anziani, sportivi, famiglie e persone fragili possono ritrovarsi liberamente, senza barriere e senza appartenenze.
La mobilitazione di questi giorni è bellissima perché racconta una politica viva, concreta, generosa: quella di chi apre e difende spazi e beni comuni, non li restringe né li occupa a vantaggio di pochi. La politica migliore, che non chiede favori ma rivendica diritti.
Proprio per questo non possiamo tacere il clamoroso cortocircuito dell’Amministrazione Tesauro che, solo poche settimane fa, rispondendo a un’interrogazione di Area Civica, affermava una linea chiarissima: il Parco Dubini non era competenza del Comune; assumerne la gestione sarebbe stato politicamente e amministrativamente improprio; le risorse comunali dovevano essere destinate prioritariamente al Parco Rosario Assunto; non vi erano condizioni economiche e organizzative per ampliare il perimetro delle aree verdi comunali.
Oggi, davanti alla pressione civica, la stessa Amministrazione si sveglia dal torpore e dichiara di essere disponibile a collaborare, a fare la propria parte, perfino a prendere in carico una quota di gestione del Parco.
Ne prendiamo atto e ne siamo felici. Ma è evidente che non sono cambiate le risorse, non sono cambiate le competenze, non è cambiata la sostenibilità economica: è cambiato il clima politico, perché la città si è mobilitata e ha costretto l’Amministrazione a rincorrere ciò che prima liquidava come improprio.
E questo, con buona pace di tutti, è il punto politico: non si può dire ieri che il Dubini non è una priorità e oggi provare a intestarsi la disponibilità alla sua gestione. Non si può prima invocare la competenza esclusiva dell’ASP e poi, quando la mobilitazione diventa forte, scoprire improvvisamente che il Comune può e deve fare la propria parte. Non si può usare la burocrazia come scudo quando i cittadini chiedono risposte e poi trasformare la pressione popolare in passerella amministrativa.
Area Civica prende atto con soddisfazione che l’Amministrazione Tesauro è tornata sui suoi passi. Ora, dopo la passerella e le dichiarazioni di intenti, insieme alla città autentica aspettiamo atti e fatti: tavolo operativo tra ASP, Comune, Comitato, associazioni e soggetti istituzionali coinvolti, cronoprogramma pubblico e responsabilità chiare.
La vicenda Dubini, sembrerà paradossale, si intreccia inevitabilmente con quanto sta emergendo sul CEFPAS.
Anche lì parliamo di un bene pubblico, di un’istituzione che dovrebbe servire la comunità e non la politica, e in cui si misurano fiducia, trasparenza e credibilità.
Le notizie relative agli incarichi conferiti in un arco temporale ristrettissimo impongono chiarimenti immediati e completi. Nessuno può pretendere che la città resti zitta davanti a fatti che pongono interrogativi enormi sul modo in cui vengono gestiti gli enti pubblici. Si chiami Parco Dubini o CEFPAS.
E invece, dinanzi a richieste legittime di trasparenza, c’è chi preferisce rifugiarsi piagnucolando sui social e attaccare chi solleva il problema, accusando “una certa parte politica” di non avere proposte e di vivere di denigrazione.
Il solito esercizio di vittimismo politico dei soliti piagnoni che, invece di rispondere alle domande, provano a screditare chi le pone.
Ad avere portato Caltanissetta sulle pagine dei quotidiani regionali e nazionali non è la “certa politica” che chiede trasparenza e responsabilità. Non sono state le interrogazioni o le conferenze stampa a ferire l’immagine della città. A farlo sono state vicende che riguardano direttamente l’attuale perimetro politico-amministrativo cittadino.
Per questo è inaccettabile che chi dovrebbe spiegare, chiarire e assumersi la responsabilità politica di ciò che accade scelga invece la scorciatoia del piagnisteo social, patetico.
È un metodo vecchio: quando non si può rispondere nel merito, si accusa l’opposizione di denigrare. Un classico.
La città non ha bisogno di lezioni da chi ha contribuito a produrre imbarazzo istituzionale, ma di una politica capace di restituire dignità, trasparenza e credibilità alle istituzioni.
Le due vicende raccontano due modelli opposti.
Da un lato c’è la bellezza della cittadinanza attiva: cittadini che si mobilitano per un parco, associazioni che si mettono a disposizione, studenti che trasformano una protesta in educazione civica, persone che chiedono solo di poter tornare a vivere un bene comune.
Dall’altro lato c’è la bruttezza della politica clientelare: enti pubblici percepiti come luoghi da occupare, incarichi che generano ombre e sospetti, appartenenze che sembrano pesare più del merito, cambi di casacche e di linee politiche dall’oggi al domani, dito puntato contro chi pretende chiarezza.
Caltanissetta deve scegliere da che parte stare, e crediamo che lo abbia già fatto stando dalla parte di chi partecipa e chiede diritti e trasparenza, non distribuzione di favori.
Il Parco Dubini è un diritto. Come lo è il lavoro per merito e competenze, non per appartenenze.
Area Civica sta dalla parte di chi propone, controlla e costruisce e non di chi si sveglia solo quando la pressione pubblica, per il parco Dubini e non solo, diventa ingestibile per il parco Dubini
Tempo al tempo.
Area Civica Caltanissetta”
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