Il mancato rinnovo dei contratti di collaborazione fa esplodere la protesta. I sindacati FP Csa Cisal lanciano l’allarme: “Ente in affanno, serve la stabilizzazione per 90 lavoratori”. Coinvolti i palazzi della politica tra Caltanissetta e Palermo.
Il Cefpas (Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario della Regione Siciliana) è ufficialmente in affanno. Dopo il mancato rinnovo dei contratti scaduti lo scorso 30 aprile, i collaboratori dell’ente hanno deciso di incrociare le braccia: è stato infatti proclamato uno sciopero di tre giorni per accendere i riflettori su una crisi occupazionale e organizzativa che rischia di paralizzare la formazione sanitaria nell’isola.
I rappresentanti sindacali del Siad Csa Cisal hanno formalizzato la protesta inviando una lettera ai vertici delle istituzioni regionali – tra cui il Presidente della Regione Siciliana, l’Assessorato alla Salute e i presidenti delle Commissioni Ars – chiedendo l’attivazione urgente delle procedure di raffreddamento e conciliazione presso le Prefetture competenti per tentare di comporre il conflitto.
Il calendario della protesta: da Caltanissetta a Palermo
La mobilitazione si articolerà in tre tappe cruciali tra la fine di maggio e l’inizio di giugno:
–Giovedì 28 maggio: Primo giorno di sciopero con presidio davanti alla sede storica del Cefpas a Caltanissetta.
–Martedì 9 giugno: La protesta si sposta a Palermo, in Piazza Ottavio Ziino, sotto la sede dell’Assessorato regionale alla Salute.
–Mercoledì 10 giugno: Terzo giorno di manifestazione davanti a Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza della Regione Siciliana.
L’annuncio arriva a pochi giorni dall’audizione in I Commissione Affari Istituzionali all’Ars, presieduta da Ignazio Abbate, alla quale hanno preso parte il presidente del Siad Csa Cisal Angelo Lo Curto e i dirigenti sindacali Gaia Provenzani e Gianluca Vancheri.
I numeri della crisi e il nodo risorse
I sindacati hanno presentato una fotografia nitida dei costi necessari per salvare il comparto:
Per garantire la piena copertura dell’organico e la stabilizzazione dei 90 dipendenti precari serve uno stanziamento strutturale di 2 milioni di euro.
Al momento, la Commissione Ars ha proposto una soluzione-ponte: recuperare 1 milione di euro per ottenere una proroga dei contratti fino al 31 dicembre 2026, per poi rimandare la discussione sulla stabilizzazione definitiva alla prossima manovra Finanziaria.
Un paradosso istituzionale: organico svuotato al 65%
Il Cefpas vive una situazione limite. Secondo il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao 2026-2028), l’ente soffre di una carenza di personale pari al 65%.
Per anni la continuità operativa è stata garantita proprio da questi lavoratori flessibili e contrattualizzati su specifiche linee progettuali, che nel tempo hanno sviluppato un’altissima professionalità. Il paradosso attuale è evidente:
– L’ente ha un disperato bisogno di personale stabile.
– Dispone già di risorse umane formate e operative.
– Non può assumere a causa dei vincoli finanziari sulla spesa pubblica e dei limiti normativi imposti agli enti strumentali della Regione.
L’effetto “scure” del PNRR e il vuoto di governance
A rendere lo scenario ancora più buio sono due scadenze temporali. La prima è strettamente legata ai fondi del PNRR, una delle principali fonti di finanziamento dei contratti precari, che esaurirà i suoi effetti il 30 giugno 2026.
La seconda, invece, è già realtà: lo scorso 30 aprile sono scaduti tutti i contratti di collaborazione. Complice anche la temporanea precarietà della governance del Centro, le proroghe non sono scattate. Dal 1° maggio i collaboratori si trovano di fatto senza lavoro, una condizione di totale incertezza che ha esasperato gli animi, danneggiando di riflesso anche l’aggiornamento dei medici e degli operatori sanitari siciliani.
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