Aria di bufera sulla riapertura dell’impianto di via Rochester. L’amministrazione evita di chiarire se sia a conoscenza dei prezzi reali e non sanziona la presunta scorrettezza, preferendo trincerarsi dietro gli atti formali e l’avvio di un’istruttoria.
Un muro di burocrazia, risposte vaghe e una risposta politica che evita accuratamente di entrare nel merito della questione principale: i cittadini stanno pagando oppure no le tariffe del 2020?
L’amministrazione comunale sceglie la via del “non detto” sulla vicenda della Piscina Comunale di via Rochester, evitando di ammettere direttamente se sia a conoscenza dei rincari applicati dal gestore, ma svelando al contempo di essere già al lavoro su un’istruttoria per valutare la richiesta della società.
È questo il quadro che emerge dalla risposta fornita dall’assessore Petrantoni all’interrogazione consiliare del gruppo Area Civica. Una replica che, invece di fare chiarezza su ciò che accade quotidianamente ai botteghini dell’impianto, preferisce spostare l’attenzione sui cavilli procedurali e sui tempi di deposito degli atti.
L’assessore si è limitato a ribadire un principio puramente formale: “L’unico tariffario vigente da applicare obbligatoriamente è quello stabilito dalla delibera di Giunta n. 88 del 2020”. Un’affermazione che non risponde al quesito fondamentale della città: l’amministrazione sa o non sa che i prezzi battuti in cassa non corrispondono a quelli ufficiali, come hanno scritto sui social diversi utenti?
Sul punto, l’amministrazione resta volutamente sul vago, glissando sulle tariffe effettivamente praticate in questi primi giorni di riapertura e derubricando le segnalazioni a mere discussioni sui social e a mezzo stampa.
Eppure, a smentire questa apparente neutralità è un dettaglio procedurale citato dallo stesso assessore: la società Kalta SRL ha presentato un’istanza per ottenere la “ratifica delle tariffe applicate”. Un passaggio che lascia presupporre un’alterazione del quadro tariffario, su cui il Comune preferisce però non pronunciarsi esplicitamente.
Ciò che colpisce maggiormente nella posizione di Palazzo del Carmine è la totale assenza di azioni correttive o sanzionatorie, o l’applicazione delle penali per il ritardo sulla riapertura, penali di cui non si parla più.
Se da un lato l’amministrazione ricorda che “eventuali variazioni non possono essere introdotte unilateralmente dal concessionario”, dall’altro non menziona alcun provvedimento preso nei confronti della società:
- Nessuna diffida formale o contestazione di addebito per l’eventuale applicazione di prezzi non autorizzati.
- Nessun controllo o verifica ispettiva annunciata ufficialmente presso gli sportelli della struttura.
- Nessuna parola su eventuali rimborsi o tutele per la cittadinanza.
Invece di prendere una posizione netta sulle presunte irregolarità attuali, l’amministrazione ha scelto di congelare il dibattito attivando il percorso burocratico: un tavolo tecnico con il Segretario Generale, un’istruttoria condotta dagli uffici e un passaggio informativo in Quinta Commissione.
L’obiettivo dichiarato non è verificare un’infrazione, ma valutare se la richiesta del gestore abbia i requisiti tecnici ed economici per portare, in futuro, a una revisione formale delle tariffe da parte della Giunta.
Resta così sospeso l’interrogativo principale dei cittadini, nel silenzio delle istituzioni e in attesa che la burocrazia faccia il suo corso, quale prezzo deve pagare chi oggi varca la soglia della piscina comunale? Ad Maiora
L’interrogazione
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