Caltanissetta torna ad essere il luogo dove vengono girati serie Tv o film
Oggi non sembra una “ridente” cittadina nel cuore della Sicilia, ma il set di un film western, “La resa dei conti”.
Il clima che si respira sui social, nei bar nei palazzi del potere è teso, sospeso tra l’attesa di una giustizia che faccia chiarezza al più presto e il peso di decisioni amministrative che tornano dal passato come un boomerang, minacciando di colpire duramente il futuro della comunità.
La città è già profondamente scossa dall’inchiesta giudiziaria per presunte tangenti e corruzione, legate a presunte irregolarità, hanno squarciato il velo su un sistema di gestione del potere che è finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura.
Sebbene su questo fronte prevalga una comprensibile prudenza, essendo l’indagine in piena evoluzione e con esiti ancora del tutto imprevedibili, nonostante il dibattito si sia infiammato dopo la recente conferenza stampa di Area Civica, dove il movimento ha acceso i riflettori su quello che è stato definito un “sistema” da scardinare, chiedendo discontinuità, trasparenza e dimissioni.
La politica nissena si ritrova così davanti a un’immagine di fragilità morale e istituzionale, lasciando i cittadini in attesa di capire fin dove si arriverà e cosa sia veramente successo.
Ma come se non bastasse, mentre si discuteva della diatriba tra ASP e Comune sul Parco Dubini, per non farsi mancare nulla, ieri è arrivata la notizia che ha agito da detonatore.
Il Tribunale di Palermo, accogliendo il ricorso dei comuni di Serradifalco e Mussomeli, ha annullato i bilanci dell’ATO Cl 1 relativi agli anni 2013–2018.
È un colpo di scena che riapre una ferita mai rimarginata.
Parliamo del “famoso debito ATO”, al centro del dibattito politico per anni, prima non riconosciuto da un’amministrazione e poi, con il cambio della guardia al governo della città, riconosciuto e saldato.
Quell’atto di saldo, che doveva essere la parola fine, si trasforma oggi in un nuovo inizio di incertezza.
A differenza dell’inchiesta penale, dove domina l’attesa e al prudenza, qui la reazione è stata immediata ed anche “rabbiosa”.
La lunga attesa del verdetto ha trasformato i commenti in una sorta di “liberazione”, non senza qualche polemica, una resa dei conti verbale di chi ha difeso per anni la scelta di non pagare, in attesa di eventuali repliche di chi invece aveva chiuso, apparentemente per sempre, l’argomento saldando il debito.
Oggi a Caltanissetta ci troviamo di fronte a due argomenti pesanti da digerire.
Entrambi rischiano di avere ripercussioni profonde, sia morali che economiche sulla città e, di conseguenza, sui cittadini.
Quegli stessi cittadini che votano scegliendo i propri rappresentanti con la speranza che operino per il bene comune, e non certamente per arrecare danni alla collettività, ovviamente se verranno accertati e confermati fatti, circostanze e sentenze.
Sia chiaro, non siamo qui per emettere sentenze di condanna o di assoluzione, a quello ci penseranno i tribunali nelle sedi opportune, ma resta però un dato di fatto amaro che è quello che ancora una volta ci troviamo costretti ad argomentare su temi che fanno male a Caltanissetta e la fanno indietreggiare, costringendola a guardarsi alle spalle per risolvere i guai del passato, invece di potersi concentrare sul futuro affrontando temi come la crescita e lo sviluppo.
In questa “resa dei conti” collettiva, il rischio più grande è che a pagare il prezzo più alto non siano solo i protagonisti delle vicende, ma un’intera città. Messa già a dura prova da tanti problemi e che ha un disperato bisogno di futuro e che, invece, si ritrova ancora una volta ferma al palo, prigioniera del proprio passato e delle proprie ombre. Ad Maiora
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