Riceviamo e pubblichiamo riflessione di Marco Fasciana della segreteria politica di AREA CIVICA
Apprendo dalla stampa locale che il Comune di Caltanissetta ha avviato una manifestazione di interesse per individuare imprese disponibili a effettuare interventi di potatura e taglio delle alberature comunali senza corrispettivo economico, prevedendo quale controprestazione l’acquisizione, da parte delle ditte, del legname derivante dai tagli.
Devo riconoscere che l’iniziativa ha un pregio: riesce a essere sorprendente nella sua semplicità.
L’impresa mette personale, mezzi, attrezzature, carburante, competenze professionali, dispositivi e adempimenti per la sicurezza, segnaletica, organizzazione del cantiere, trasporto, pulizia e si assume le conseguenti responsabilità civili e penali.
Il Comune, in compenso, offre il legname.
Il baratto, evidentemente, dopo qualche millennio di onorato servizio, torna protagonista della politica economica locale.
Il sarcasmo, però, finisce qui. Perché la questione è seria e merita un ragionamento altrettanto serio.
Caltanissetta vive da anni una condizione economica difficile. Le nostre imprese devono confrontarsi quotidianamente con costi di esercizio elevati, margini compressi e un mercato locale debole. Molte attività, già fortemente indebolite e in alcuni casi prossime a condizioni di vera e propria decottazione, incontrano inevitabilmente maggiori difficoltà anche nell’accesso al credito. E ciò nonostante un tessuto bancario locale che può ancora contare sulla presenza di alcuni istituti di credito cooperativo capaci di mantenere un rapporto di prossimità e vicinanza con imprese e territorio.
È un inciso, ma serve a ricordare qual è l’economia reale con la quale stiamo facendo i conti.
In un simile contesto la Pubblica Amministrazione non dovrebbe limitarsi a chiedersi come ottenere un servizio riducendo a zero il proprio esborso monetario. Dovrebbe domandarsi come utilizzare i bisogni della città per generare attività economica, lavoro e valore sul territorio.
Sono due concezioni profondamente diverse dell’amministrare.
C’è poi un elemento economico che non può essere ignorato.
Il legname non è una moneta e, soprattutto, non tutto ciò che deriva da una potatura o da un taglio si trasforma magicamente in un bene commerciabile. Lo stesso avviso, per quanto riportato dalla stampa, pone a carico dell’impresa la raccolta, il trasporto e lo smaltimento del materiale vegetale di risulta presso siti autorizzati, oltre alla pulizia delle aree e al ripristino della viabilità.
Tradotto dal linguaggio amministrativo a quello dell’economia reale: sono costi.
Costano le ore di lavoro. Costano i mezzi. Costa il carburante. Costa la sicurezza. Costa l’allestimento del cantiere. Costa il trasporto. Costa la pulizia. E costa anche conferire e smaltire quella parte del materiale vegetale che non presenta alcuna utilità economica per l’impresa.
A fronte di tutto questo vi è il valore eventualmente ricavabile dal legname utilizzabile.
Sarà naturalmente ciascuna impresa, se interessata, a fare i propri conti e a stabilire se il valore economico del materiale acquisibile compensi realmente i costi, i rischi e l’organizzazione necessari per eseguire gli interventi. È il mercato, del resto, che farà emergere la risposta.
Personalmente nutro seri dubbi sulla capacità di una simile proposta di suscitare un grande entusiasmo imprenditoriale.
Ma il problema politico rimarrebbe anche qualora arrivassero numerose manifestazioni di interesse.
Perché il compito di un Comune non dovrebbe esaurirsi nella ricerca di qualcuno disposto a svolgere un’attività senza gravare sulle casse dell’Ente.
Un’Amministrazione deve essere volano dello sviluppo locale. Deve creare le condizioni affinché attorno ai bisogni della città possano innescarsi meccanismi di animazione economica e sociale. Deve programmare, coinvolgere il tessuto produttivo, favorire la nascita e il consolidamento di filiere, mettere in relazione domanda pubblica, competenze professionali e lavoro.
La cura del verde pubblico, per esempio, non è soltanto un costo da eliminare dal bilancio. È un settore nel quale operano imprese, lavoratori, tecnici e professionalità. Una seria programmazione della manutenzione, accompagnata dalla valorizzazione economica delle biomasse effettivamente recuperabili e da una visione pluriennale degli interventi, può concorrere a creare domanda, specializzazione, continuità lavorativa e valore sul territorio.
Questo significa ragionare in termini di economia locale.
Pensare invece che il risultato migliore consista semplicemente nell’ottenere un servizio senza pagarlo significa confondere il risparmio contabile con la politica economica.
E sono due cose molto diverse.
Se poi le idee scarseggiano, non è un dramma. Si abbia almeno l’umiltà di cercarle.
Ci sono gli uffici comunali e le loro competenze. C’è un Consiglio comunale. Ci sono imprenditori, professionisti, associazioni di categoria, tecnici e cittadini. Ci si confronti. Si ascolti la città. Si provi a costruire una visione insieme a chi ogni mattina alza la saracinesca, paga stipendi, contributi, carburante, mezzi e fornitori e sa perfettamente che, purtroppo, i bilanci delle aziende non si chiudono in metri cubi di legna.
Caltanissetta ha bisogno di un’Amministrazione che produca occasioni economiche, non che si limiti a cercare economie di spesa trasferendo costi e rischi sul privato.
Ha bisogno di una politica capace di innescare processi economici e sociali, creare opportunità e mettere in movimento le energie produttive di un territorio che ne ha disperatamente bisogno.
Invece, proprio mentre dovremmo discutere di come accompagnare Caltanissetta verso il futuro, scopriamo una straordinaria vocazione per l’archeologia economica.
Dopo l’economia circolare, l’economia digitale e l’economia della conoscenza, Caltanissetta sembra pronta a sperimentare la sua personale frontiera dell’innovazione:
l’economia del “tu poti, io ti pago in legna”.
Una soluzione certamente originale.
Peccato che il baratto sia stato inventato con qualche migliaio di anni di anticipo.
La nostra città non ha bisogno di tornare indietro.
Ha bisogno di una Pubblica Amministrazione che sia motore e moltiplicatore di sviluppo, non strabica.
Marco Fasciana – segreteria politica AREA CIVICA
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