Il cammino del governo Meloni verso il ritorno all’energia atomica in Italia accelera, e con esso si infiamma il dibattito politico. A tracciare la rotta, ammettendo apertamente la probabilità di una nuova consultazione popolare, è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani: «Andremo avanti, inevitabilmente ci sarà un referendum».
Le parole dell’esponente dell’esecutivo certificano l’intenzione della maggioranza di non rallentare sulla legge delega per il “nucleare sostenibile”, il cui testo è atteso al voto dell’Aula proprio in questi giorni dopo essere stato blindato in commissione Ambiente alla Camera. Secondo la relazione che accompagna il disegno di legge, i due storici referendum che in passato hanno sancito il “no” degli italiani all’atomo non rappresenterebbero un ostacolo giuridico, poiché le nuove tecnologie di ultima generazione non sarebbero in alcun modo “comparabili” con quelle abbandonate dal Paese decenni fa.
La reazione delle opposizioni non si è fatta attendere. Se da una parte Azione con Carlo Calenda si dice pronta a sostenere le misure dell’esecutivo anche di fronte a una consultazione popolare, il resto della minoranza promette barricate. Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e il Movimento 5 Stelle accusano il centrodestra di voler forzare la mano su una materia delicatissima.
A surriscaldare gli animi è stata anche la recente bocciatura di un emendamento presentato da AVS, che chiedeva di vincolare l’uso dell’atomo esclusivamente a scopi civili, nella ricerca e nella produzione energetica. “Una scelta di una gravità inaudita” secondo il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, che ha chiesto alla Premier Meloni di chiarire le reali intenzioni del governo. Al centro delle critiche del fronte del “no” restano anche i nodi legati ai costi elevati dell’energia nucleare rispetto alle rinnovabili e la storica, irrisolta questione del Deposito nazionale per le scorie radioattive.
Con l’obiettivo dell’esecutivo di approvare le norme attuative entro l’estate per arrivare a una produzione effettiva entro la metà del prossimo decennio, lo scenario di un terzo referendum abrogativo sul nucleare – dopo quelli del 1987 e del 2011 – appare ormai come lo sbocco più probabile.
Il governo si dice convinto della bontà del proprio piano per garantire la sicurezza energetica e la decarbonizzazione del Paese, ma la sfida politica e sociale è solo all’inizio. Come ammesso dallo stesso Ciriani, l’ultima parola spetterà, ancora una volta, ai cittadini.
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