In un reportage firmato dal giornalista Walter Guttadauria dal titolo “Dal «salotto» alla villa Cordova le fontane… immerse nel degrado”, pubblicato ieri sul quotidiano La Sicilia, emerge un quadro sconfortante sullo stato dell’arredo urbano, in particolar modo quello che riguarda le fontane.
Dal “salotto buono” di Piazza Garibaldi alle ville storiche: un fenomeno capillare che travolge la città nell’immobilismo e nel silenzio delle istituzioni.
Negli ultimi giorni le segnalazioni sulla scarsa cura degli spazi pubblici a Caltanissetta si sono collegate frequentemente alle precarie condizioni del cimitero comunale.
Tuttavia, l’analisi dello stato dei luoghi evidenzia una realtà ben più amara.
Il degrado in città è ormai diffuso e capillare, travalicando i cancelli del camposanto per insinuarsi nel cuore stesso del centro urbano, tra piazze storiche, passeggiate e ville comunali.
Esemplare di questo pervasivo disinteresse è lo stato in cui versa la Fontana del Tritone (nota anche come fontana del Tripisciano).
Ha superato la soglia dei settant’anni, ma li dimostra tutti nel modo più triste. Collocata al centro di Piazza Garibaldi, quello che doveva ergersi a simbolo monumentale del “salotto” cittadino offre oggi uno spettacolo sconsolante.
A colpire chiunque attraversi la piazza principale è la drastica riduzione dell’impatto scenografico. Laddove un tempo si innalzava un possente getto d’acqua, oggi fuoriesce soltanto un debole e solitario zampillo dal basamento del gruppo scultoreo.
Il livello dell’acqua nella vasca rimane costantemente basso, mentre i due mostri marini, concepiti per fronteggiare il cavallo con impetuosi spruzzi, giacciono desolatamente a secco.
«È sconsolante osservare attualmente quell’unico, debole zampillo che fuoriesce, senza alcun senso scenografico, dal basamento del gruppo scultoreo… mentre i due mostri fronteggianti il cavallo marino sono a… secco.»
Origini e controversie di un monumento simbolico (1956)
Come ricostruisce Walter Gruttadauria, la Fontana del Tritone è stata accompagnata dalle polemiche fin dalla sua inaugurazione nel 1956:
- L’impatto urbanistico: La vasca fu giudicata fin da subito troppo sopraelevata rispetto al piano stradale e sproporzionata per ampiezza rispetto alle dimensioni complessive di Piazza Garibaldi.
- La distruzione del gesso originale: Per realizzare la fusione in bronzo, si decise di sacrificare l’opera originale in gesso dello scultore Michele Tripisciano, fino ad allora custodita all’ingresso dello scalone comunale.
- L’intervento di Averna e Rosone: Il progetto definitivo, curato dall’architetto Gaetano Averna, vide l’inserimento dei mostri marini scolpiti da Giovanni Rosone, anch’essi criticati per il condotto d’uscita dell’acqua (il cosiddetto “sigaro”) serrato tra le loro fauci.
La dinamica mitologica dell’opera. Il Tritone che tenta di trafiggere uno dei mostri marini mentre questi spaventano il cavallo con i loro getti, appare oggi del tutto vanificata dall’assenza dell’elemento liquido.
Mappa dell’incuria: la situazione nei quartieri e nelle ville
Se la Fontana del Tritone rappresenta il caso più emblematico nel centro storico, il resto del patrimonio idrico e ornamentale conferma la diffusione capillare dell’incuria:
L’amara riflessione: immobilismo amministrativo e il silenzio degli ex oppositori
Di fronte a un quadro così desolante, è amaro constatare l’inerzia e l’immobilismo di coloro che vengono ben retribuiti dai cittadini proprio per amministrare, garantire il decoro urbano ed evitare che la città scivoli nell’abbandono.
Oltre all’immobilismo della macchina amministrativa, colpisce in particolar modo il silenzio dei tanti ex consiglieri comunali. Un tempo pronti, preparatissimi e sempre in prima linea nel sollevare accese rimostranze, pronti a far notare una transenna fuori posto, una siepe non tagliata, l’erba alta e tanto altro, oggi che sono passati tra le file della maggioranza o siedono persino in giunta, sembrano aver smarrito ogni spirito critico. Insieme ai loro sostenitori dell’epoca, assistono oggi in assoluto silenzio a questo stato di degrado diffuso.
La domanda sorge spontanea e amara: possibile che oggi non vedano più nulla?
Qui sotto abbiamo scelto di pubblicare le immagini delle fontane risalenti a quando erano pienamente funzionanti e piene d’acqua. Un’operazione della memoria fatta con la sincera speranza che le istituzioni intervengano per riportarle presto al loro antico splendore.

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