La vita pubblica a Caltanissetta, in questi giorni di incertezze e inchieste giudiziarie, sembra sempre più un grande palcoscenico dove la tensione è palpabile e certe sicurezza cominciano a venire meno.
Al centro della scena c’è l’on. Michele Mancuso, considerato da molti, tra corridoi istituzionali e sussurri di piazza, il vero “deus ex machina” della politica nissena, il regista invisibile che muove i fili dietro le quinte del Comune e del Libero Consorzio.
In Sicilia, un detto popolare cattura perfettamente l’atmosfera che si respirava fino a ieri in città, “Ti fa forti picchì ha li spaddri beddri cummigliati”.
Non è un’offesa, sia chiaro, ma un’analisi comportamentale, descrive in modo preciso l’arroganza di una certa classe dirigente che ha costruito il proprio potere non sul merito o sul consenso genuino, ma su un certo modo di fare politica, garantendo poltrone e carriere.
A Caltanissetta, per anni, anche in tempi passati abbiamo visto emergere figure che si sono mosse con l’autorità di veri protagonisti, forti dall’essere considerati “potenti” e seguiti da tanti che grazie a loro sono diventati qualcuno o hanno conquistato posizioni importanti.
Sistemi che qualcuno pensava fossero ormai finiti, ma che così probabilmente non è. Quanti assessori, consiglieri e dirigenti hanno brillato e brillano di luce riflessa? Sono stati e sono come la Luna, non emettono energia propria, ma risplendono solo finché sono colpiti dai raggi del loro protettore.
Questi personaggi hanno occupato poltrone e gestito la cosa pubblica non per una visione politica, ma per “grazia ricevuta” o “per conto terzi” , assecondando e scodinzolando all’ombra del potente di turno per garantirsi un posto al sole.
Ma oggi, mentre l’inchiesta è soltanto all’inizio e potrebbero esserci sviluppi inaspettati, il dramma, se le accuse venissero confermate, quello più grave è dietro l’angolo.
Cosa succederà alla politica di Caltanissetta se il “Sole” o il “pilastro” su cui si regge l’intera struttura del Comune e dell’ex Provincia dovesse vacillare o scomparire? Probabilmente, l’effetto domino sarebbe devastante e le conseguenze sulla politica locale potrebbero essere enormi.
Ma questo momento dovrebbe servire da lezione per Caltanissetta, perché la vera forza risiede nell’integrità morale e nell’autonomia.
I “castelli di carta” costruiti su amicizie e favori, per quanto possano sembrare solidi e duraturi, non resistono al vento della verità giudiziaria e al giudizio della storia, e quando il supporto viene meno, chi non ha basi solide crolla, lasciando dietro di sé solo il ricordo di una presenza che ha tenuto in ostaggio il futuro di molti cittadini.
Nello scenario di Caltanissetta, i personaggi che hanno orbitato attorno al “Sole” rischiano di trovarsi ora in una fase di paralisi decisionale, senza “direttive”.
Alcuni di questi attori politici, abituati a non dover rendere conto delle proprie azioni ma solo della loro lealtà, inizieranno a cercare freneticamente nuovi “soli” intorno a cui orbitare. È il fenomeno del “trasformismo”, tolta la protezione del potente, emerge la mancanza di competenze e molti ruoli si rivelano solo delle facciate.
Chi un tempo parlava con arroganza, ora adotterà un profilo basso, sperando che l’ombra dell’inchiesta non si allunghi fino a coprire anche loro.
Ma se il vecchio sistema dovesse crollare, Caltanissetta avrà l’opportunità storica di smettere di essere un “feudo” e tornare a essere una vera comunità.
La ricostruzione dovrà però basarsi su tre pilastri fondamentali.
Competenza e autonomia: La nuova classe dirigente non avrà bisogno di avere le spalle coperte, il curriculum e le competenze devono essere il solo biglietto da visita, rendendo il politico immune a ricatti e non dipendente da qualcuno.
Trasparenza: Se i palazzi del potere smetteranno di essere luoghi oscuri dove si decidono i destini in modo gerarchico, i cittadini potranno tornare a partecipare attivamente. Il tramonto del Sole permetterà il ritorno a una democrazia più diffusa.
E infine, in una terra segnata dalle inchieste, l’integrità non dovrà essere un’eccezione, ma il requisito fondamentale.
Non possiamo permettere che un altro “Sole” prenda il suo posto, piuttosto, abbiamo bisogno di una costellazione di energie diverse, la città ha urgenza di professionisti e giovani talenti che, finora, sono rimasti ai margini perché privi di un “protettore”, insieme a cittadini attivi pronti a trasformare il vuoto lasciato dal potere in uno spazio di progettualità concreta.
Il rischio è pero che, una volta crollato un castello di carta, si ricominci a costruirne un altro con lo stesso materiale.
La vera sfida per Caltanissetta sarà quella di cambiare il materiale da costruzione, passando dalla carta alla pietra del merito.
Il nuovo amministratore non deve essere solo un terminale di ordini che arrivano da Palermo o Roma, ma un interprete libero delle esigenze locali, non deve “scodinzolare” per ottenere finanziamenti o nomine, ma deve avere il coraggio di dire “no” anche ai vertici del proprio partito se le scelte proposte vanno contro l’interesse di Caltanissetta.
Nei palazzi che devono gestire enormi fondi, servono professionisti esperti nella gestione pubblica o figure con una storia di successi nel settore privato o sociale.
La poltrona deve essere uno strumento per applicare competenze, non un premio per la fedeltà elettorale.
L’amministratore ideale deve possedere quella che gli antichi chiamavano “parresìa”, ovvero la libertà di parola e il diritto-dovere di dire la verità.
Chi non deve nulla a nessuno può parlare liberamente e guardare i cittadini negli occhi, non ha bisogno di “spalle coperte” perché la sua forza sta nella coerenza tra ciò che dice e ciò che fa, accettando anche l’impopolarità iniziale per scardinare le logiche clientelari che hanno soffocato la città.
Mentre il vecchio sistema operava in modo frammentato e privilegiava favori specifici, il nuovo approccio deve adottare una visione più ampia.
Caltanissetta non dovrà più essere vista solo come un serbatoio di voti o un luogo dove poter per far eleggere chiunque venga calato dall’alto, vedi Brambilla, ma come il cuore pulsante della Sicilia centrale.
È fondamentale collegare l’università, l’ospedale, il centro storico e le aree industriali in un progetto di sviluppo integrato.
Per passare dalle parole ai fatti, il nuovo amministratore dovrà seguire un metodo rigoroso, distaccandosi nettamente dalle vecchie logiche di spartizione degli incarichi tecnici, sostituendo il “monologo del potente” con un ascolto attento delle categorie produttive e dei giovani.
È tempo di restituire dignità alla città e alle istituzioni, che non devono più apparire come filiali di uffici privati.
Caltanissetta ha bisogno di persone autentiche, ha bisogno di individui veri che hanno un lavoro vero e che si mettano a disposizione della comunità per farla rinascere, non di personaggi che fanno come lavoro il politico.
In conclusione, il bivio che Caltanissetta si trova ad affrontare è davvero cruciale.
Da un lato, c’è l’opportunità di un riscatto autentico, guidato da quella “generazione del merito” capace di camminare con le proprie gambe e dall’altro, però, c’è il costante rischio, sempre presente in Sicilia, del gattopardismo.
Il timore più grande è infatti che la “vecchia guardia”, sentendosi minacciata dall’ombra del proprio potere, non si arrenda, ma cerchi di rigenerarsi sotto nuove sembianze.
È un copione che purtroppo abbiamo già visto, cambiare pelle, nomi o volti di facciata per mantenere intatto il midollo del potere e continuare a gestire il territorio come se fosse un feudo privato, magari sotto il vessillo del “nuovo che avanza”.
Sarebbe l’ennesimo inganno ai danni di una città che non può più permettersi di sprecare tempo.
L’inchiesta in corso è solo all’inizio e deve avere il suo iter nelle aule di giustizia, quindi fino a una sentenza definitiva, resta saldo il principio della presunzione di innocenza, quanto espresso sono ad adesso è riguarda la innanzitutto la politica e l’etica, riguarda un sistema di gestione del potere che, a prescindere dagli esiti penali, ha mostrato tutta la sua fragilità e la sua distanza dai reali bisogni dei cittadini.
Il tempo dei “personaggi” e delle “ombre” deve finire, speriamo soltanto che i nisseni in futuro sappiano distinguere chi brilla di luce propria da chi, ancora una volta, cerca solo un nuovo padrone per illuminarsi, sperando anche non prevalga la rassegnazione, perché è, paradossalmente, l’alleata più fedele del vecchio sistema.
Perchè quando una comunità smette di credere che il cambiamento sia possibile, finisce per accontentarsi del “meno peggio” o, peggio ancora, torna a cercare i vecchi, convinta che il merito sia solo un’illusione.
Il vero antidoto alla rassegnazione e al trasformismo non è solo l’inchiesta giudiziaria, che segue i suoi tempi e i suoi riti garantisti, ma è la memoria collettiva, se i cittadini dimenticano in fretta, il sistema troverà sempre il modo di rigenerarsi.
La maturità di Caltanissetta si misurerà sulla capacità di chiedere metodi nuovi, solo così si potrà evitare che il “castello di carta”, venga ricostruito identico al precedente.
Ma c’è il timore che chi desidera un cambiamento reale e radicale sia in minoranza, e questo timore è fondato, perchè il sistema clientelare non crea solo sudditi, ma anche piccoli beneficiari. Molte persone, anche se non coinvolte direttamente in illeciti, possono temere che il crollo del “castello di carta” comporti la perdita di piccole certezze, di canali preferenziali o di quella stabilità, seppur mediocre, a cui si sono abituate.
Tuttavia, la “minoranza” è più numerosa di quanto sembri, spesso è una maggioranza silenziosa, stanca e delusa, che aspetta solo un segnale di credibilità per tornare a farsi sentire e sperare.
La sfida, in questo clima, non è solo giudiziaria, ma culturale, bisogna dimostrare che esiste una vita politica e amministrativa dignitosa anche senza avere le “spalle coperte”.
Questa è la sfida che attende chi oggi detiene il potere, dovrà dimostrare che anche senza il “Sole”, nel caso venisse confermato quanto venuto fuori dall’inchiesta in corso, riuscirà a illuminare e riscaldare la comunità.
In caso contrario, compia un atto di umiltà facendo un passo indietro, sarebbe sicuramente molto apprezzato. Ad Maiora
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