I riflessi economici delle recenti sentenze sfavorevoli, la trasparenza sugli incarichi legali e il futuro, ormai non più procrastinabile, della chiusura definitiva della società.
Sono questi i temi caldi al centro dell’interrogazione consiliare presentata da Armando Turturici, che ha riacceso i riflettori sulla complessa gestione della fase liquidatoria di ATO Ambiente CL1.
Alla durissima analisi del consigliere ha risposto in aula l’assessore Candura, tracciando i confini giuridici dell’azione del Comune e annunciando l’avvio dell’iter per un Consiglio Comunale straordinario e monotematico.
L’affondo di Turturici: «Trasparenza su costi e incarichi»
Nel suo intervento, il consigliere Turturici ha sollevato forti preoccupazioni sulle ricadute economiche che le recenti pronunce giurisprudenziali rischiano di avere, seppur indirettamente, sulle casse comunali e quindi sulle tasche dei cittadini.
“L’ATO Ambiente è una società a partecipazione pubblica di cui il Comune detiene la maggioranza assoluta. Se l’ente rivendica la propria natura pubblica per evitare il fallimento, deve allora operare nel rigido rispetto dei principi di evidenza pubblica, trasparenza e buon andamento”, ha sostenuto Turturici.
Il consigliere ha chiesto chiarimenti netti su diversi punti:
-Le modalità di selezione dei legali in caso di ricorso in appello;
-Eventuali profili di incompatibilità o conflitto di interessi legati ai professionisti incaricati dalla società (con un focus specifico sul ruolo dell’avvocato Sant’Angelo);
-La rendicontazione dettagliata di tutte le consulenze esterne degli ultimi anni e dei rapporti economici con la società Dasty.
La replica della Giunta: “Il Comune non è parte in causa, ma pretenderemo chiarezza”
A rispondere punto su punto è stato l’assessore Candura, la quale ha innanzitutto delimitato il campo d’azione legale del Comune di Caltanissetta rispetto alla recente e discussa sentenza del Tribunale delle Imprese di Palermo.
L’assessore ha chiarito che il Comune di Caltanissetta non ha preso parte al giudizio di primo grado (promosso originariamente solo da alcuni comuni soci, tra cui Serra di Falco e Mussomeli, per l’impugnazione dei bilanci dal 2013 al 2018). Di conseguenza, per carenza di interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 c.p.c., Palazzo del Carmine non ha la titolarità giuridica per proporre un autonomo ricorso in appello.
Sul fronte della trasparenza e dei paventati conflitti di interesse, Candura ha rassicurato l’aula:
-Nessuna incompatibilità: Dalle verifiche degli uffici non risultano incarichi concomitanti tra il Comune e l’avvocato Sant’Angelo (difensore di ATO nel giudizio di Palermo)
-Documentazione agli atti: La Giunta ha già acquisito e trasmesso al consigliere una dettagliata relazione firmata dall’ormai ex commissario liquidatore, la dott.ssa Elisa Maria Ingala, contenente l’elenco dei compensi e delle consulenze.
“Sarà mia cura, ha concluso l’assessore, sollecitare il Presidente del Consiglio Gianluca Bruzzaniti affinché venga convocata una seduta straordinaria e monotematica per discutere pubblicamente la questione di fronte alla città”.
Al termine del dibattito, il consigliere Turturici si è dichiarato soddisfatto delle risposte e della documentazione ottenuta, rilanciando però la sfida politica per il futuro immediato dell’ente.
La partita ora si sposta sulla nomina del successore della dott.ssa Ingala, dimissionaria dopo la sua designazione ad assessore regionale, e sulla data del prossimo Consiglio straordinario. L’obiettivo sembra convergere verso un unico traguardo: mettere la parola “fine” a un carrozzone societario che non produce più benefici, ma solo contenziosi.
“Sappiamo tutti che l’ATO non eroga più servizi dal 2009, eppure continuiamo a pagarne i costi di gestione. È arrivato il momento di dire definitivamente addio a questa struttura. Aspettiamo la convocazione del Consiglio straordinario per sancire questo passaggio formale nell’interesse dei cittadini”, ha concluso Turturici.
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