Non passa giorno che sui social vengono pubblicate foto che mostrano marciapiedi piene di erbacce, di certo un non belvedere
Caltanissetta, la città che ambisce a porsi come cuore pulsante della Sicilia centrale, mostra oggi un volto che stride con le sue aspirazioni e con l’immagine che ne se vuol dare.
Non è un problema confinato alle periferie, dove forse l’occhio è più incline ad accettare una certa trascuratezza, anche se così non dovrebbe essere.
Qui parliamo del centro storico, del “salotto buono” che dovrebbe accogliere cittadini e, quei pochi, turisti.
Invece, ciò che si presenta è un’immagine di degrado diffuso, una vegetazione spontanea che si riprende spazi pubblici e marciapiedi, rendendo la semplice passeggiata un percorso a ostacoli.
L’erba presente in abbondanza e i marcapidi non in buone condizioni, non sono più un dettaglio trascurabile, ma una presenza invasiva.
I marciapiedi, molti dei quali già in condizioni precarie, sono in alcuni punti completamente impraticabili, mattonelle mancanti, vere trappole per i passanti, oltre ad essere invasi da ciuffi d’erba che trasformano il tutto in pericoli, in particolar modo per anziani o per che deve percorrerli con un passeggini o una sedie a rotelle, costretti a scendere sulla strada, con tutti i rischi del caso.
E se anche un tratto dovesse apparire regolare e sgombro, basta volgere lo sguardo ai bordi per ritrovarsi di fronte alla medesima scena, una natura selvaggia che non viene tagliata, ma lasciata crescere e prosperare indisturbata.
Il culmine di questa desolazione si osserva in luoghi simbolo.
Proprio nei pressi della Biblioteca Scarabelli, nel centralissimo c.so Umberto, faro della cultura cittadina, l’immagine è veramente desolante.
Quella che dovrebbe essere una cornice degna di un luogo di sapere si trasforma in uno spettacolo raccapricciante di incuria, un biglietto da visita che scoraggia più che attrarre.
Di fronte a tale scenario, a poco serve scaricare le colpe di tale situazione alla ditta incaricata della manutenzione o scrollare le spalle con rassegnazione.
L’amministrazione che si è assunta l’onere e l’onore di governare la città, di farla rinascere avendo le ricette in tasca, non può permettersi il lusso del classico “scarica barile”.
Dire “non è colpa nostra” è una scappatoia inaccettabile, perché la responsabilità è diretta e ineludibile.
Chi siede ai vertici del governo cittadino ha il dovere e il diritto di richiamare la ditta inadempiente, di esigere che i lavori vengano eseguiti a norma di contratto e in linea con il compenso pattuito.
Non basta affidare un appalto e poi disinteressarsene. Il compito primario degli amministratori è anche quello di supervisionare, di controllare che ciò che viene concordato sulla carta si traduca poi in realtà.
L’immagine di una città, la sua attrattiva, la sua vivibilità, passa inevitabilmente attraverso il suo decoro. E la credibilità di chi la governa è intrinsecamente legata alla capacità di far rispettare contratti e appalti.
Non agire significa non solo deturpare il volto della città, ma anche minare la fiducia dei cittadini e dei potenziali visitatori in un’amministrazione che sembra abdicare ai suoi compiti fondamentali.
È quindi fondamentale che gli Assessori con le deleghe al’Ambiente e all’Igiene Urbana intervengano al più presto, per restituire a Caltanissetta il decoro che merita e la dignità che i suoi cittadini si aspettano. Il tempo delle scuse è finito, è ora di agire.
Il centro storico, come anche il resto della città, ville comprese, quello che dovrebbe essere un vero salotto, merita di essere curato e non lasciato alla mercé dell’abbandono e dell’incuria.
Solo così la città potrà davvero aspirare a una rinascita degna delle sue potenzialità. Ad Maiora
Foto dal profilo Facebook di Danilo Miraglia, sempre attento e vigile alle problematiche della città.

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