Il pessimismo politico non è certo una novità, ma nell’era dell’informazione istantanea ha raggiunto un livello molto preoccupante
A livello globale, i sondaggi rivelano una crescente disillusione nei confronti delle istituzioni, la fiducia è in calo e i cittadini vedono la politica come un sistema autoreferenziale, più preoccupato a sopravvivere che ad affrontare i problemi reali.
Questa sfiducia diffusa trova terreno fertile e si manifesta in modo particolare nelle realtà locali, come quella di Caltanissetta.
Nella nostra città, il pessimismo non è solo un’opinione, ma è diventato un filtro attraverso cui si interpreta ogni notizia, anche la più positiva.
Quando si annunciano nuovi finanziamenti, progetti di riqualificazione urbana o iniziative che potrebbero dare una spinta all’economia locale, come anche la riapertura della piscina, la reazione prevalente non è entusiasmo, ma un cauto e quasi rassegnato dubbio.
“Vedremo se si farà davvero”, “sono le solite promesse”, “prima di crederci, voglio vedere con i miei occhi”.
Queste frasi risuonano spesso nei bar o si leggono sui social, evidenziando un chiaro sintomo di una profonda sfiducia, nata non certamente ieri, ma cresciuta negli anni.
Ogni barlume di speranza viene subito oscurato da una forma di “negativismo” che non deriva da una predisposizione naturale, ma da una lunga esperienza di delusioni, pessimismo alimentato da una serie di grandi promesse, di forte impatto socio-economico per la città, sbandierate in momenti cruciali, soprattutto durante le campagne elettorali, che poi si sono arenate o, peggio, sono finite nel silenzio.
Forse l’esempio più emblematico è quello del Policlinico, dato per certo e presentato come la chiave di volta per la sanità provinciale e lo sviluppo accademico, ma nonostante assemblee, mobilitazione di comitati, studenti e annunci trionfali, del progetto oggi non si sa più nulla.
Lo sviluppo e il potenziamento del polo universitario nisseno, secondo vari annunci politici, dipendono anche dall’acquisizione e dalla riqualificazione dell’ex palazzo della Banca d’Italia nel centro storico.
Questo progetto potrebbe essere una nuova attrattiva per gli studenti, aumentando anche l’attrattività della centro storico, sia come residenze che commercialmente.
Tuttavia, nonostante le dichiarazioni e l’approvazione di progetti preliminari per trasformare l’immobile in sede universitaria, si sa poco sull’acquisto effettivo.
La riqualificazione e l’espansione dell’università, temi cruciali per il futuro della città, sono in una fase di stallo, in attesa che il nuovo presidente del Consorzio universitario sveli i suoi piani.
Ma oltre ai grandi progetti, anche le promesse riguardanti il decoro e i servizi di base alimentano la sfiducia.
Prendiamo ad esempio la questione dei bagni pubblici, sia nel centro storico che nelle ville comunali.
Questa mancanza di soluzioni a problemi apparentemente semplici, unita all’inerzia su questioni più complesse, porta i cittadini a credere che la politica non riesca nemmeno a gestire l’ordinario, figuriamoci l’eccezionale.
La responsabilità di questo pessimismo ricade senza alcun dubbio sulla classe dirigente, durante la campagna elettorale infatti, per ottenere il massimo consenso, vengono fatte promesse ambiziose, spesso irrealistiche o prive di un’adeguata pianificazione finanziaria e logistica.
Ma una volta al potere, la complessità burocratica, la mancanza di risorse o semplicemente un cambio di priorità fanno sì che quei grandi progetti vengano messi da parte o rallentati.
Ogni Policlinico annunciato ma mai realizzato, ogni palazzo universitario promesso ma non acquisito, non rappresenta solo un progetto fallito, ma un mattone in più nel muro della sfiducia dei cittadini.
Dopo una serie di promesse non mantenute, la gente inizia a “pesare” i politici e ele loro le parole attribuendo loro un valore quasi nullo.
A Caltanissetta, la sensazione è che acluni grandi problemi, come quelli strutturali, rimangano sempre invariati, nonostante i cambi di amministrazione, alimentando quel senso di sfiducia verso le istituzioni.
Per superare questa rassegnazione, è fondamentale che la politica passi dalla retorica dei grandi annunci alla concretezza dei piccoli passi.
I politici nisseni dovrebbero limitarsi a promettere ciò che è realmente realizzabile in tempi definiti, comunicando con trasparenza gli ostacoli e i progressi dei progetti, senza nascondersi e senza scaricare le responsabilità sul passato, o chiedere a chi c’era prima “ma perchè non lo avete fatto voi?’.
Fors dimenticano che adesso sono loro a dover risolvere ciò che altri non sono riusciti a fare e che, quando erano all’opposizione, non solo criticavano, ma sostenevano di sapere come procedere e che chi goveranava alloora era “incapace” e tanto altro.
La credibilità si ricostruisce attraverso le realizzazioni, con i fatti, non con le intenzioni, solo così si può rispondere al pessimismo.
Mai smettere di dubitare, ma, nutrendo, nelleo stesse tempo delle speranze e attivarsi per un maggiore controllo civico, partecipando, chiedendo conto, esigendo chiarezza sui tempi e sulle modalità di realizzazione, e premiando i fatti, non le parole, come spesso fanno alcuni.
A Caltanissetta, il futuro non dipende solo da una classe politica che deve smettere di promettere “castelli in aria”, ma anche dalla capacità e dal coraggio dell’intera comunità di esigere risposte, trasformando il muro di scetticismo in un ponte verso una politica meno “fumosa” e più disponibile a rispondere a chi ha delle perplessità, per fargli cambiare idea sul proprio operato e, soprattutto, sul valore setsso della politica, che dovrebbe essere un servizio offerto alla collettività e non utile solo per personali carriere politiche. Ad Maiora
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