Un momento estremamente delicato trasformato in un’esperienza traumatica per la mancanza di tatto ed empatia.
È la dura denuncia pubblica affidata ai social da Graziano Cammarata, figura molto conosciuta a Caltanissetta, GrazianiOfficial, che ha voluto raccontare un episodio che lo ha colpito negli affetti più cari presso il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.
La madre di Cammarata era stata dimessa soltanto nei giorni scorsi dal reparto di Medicina del nosocomio nisseno, dove il figlio ci tiene a precisare che la donna è stata assistita con cura e professionalità, a seguito di una grave diagnosi. Nella mattinata di oggi, però, a causa di un improvviso malore, la donna è stata nuovamente trasportata d’urgenza in ospedale a bordo di un’ambulanza.
Raggiunta la struttura, Cammarata si trovava all’esterno nei pressi dei locali del Pronto Soccorso quando, da una finestra, ha udito la conversazione tra una dottoressa e la madre.
«Dalle finestre ho sentito una dottoressa rivolgersi a mia madre e dirle: “Lei ha un tumore, le fa male la pancia perché è un tumore”», ha raccontato Cammarata. «Io mi chiedo: è questo il modo di comunicare una diagnosi così delicata a una persona? Una notizia del genere dovrebbe essere comunicata con tatto, con sensibilità, con umanità e nel rispetto della persona che si ha davanti. Oggi esistono figure professionali come gli psicologi che aiutano proprio a gestire situazioni così drammatiche».
Parole dirette e prive del dovuto filtro umano che hanno profondamente ferito la famiglia, la quale stava cercando di proteggere e accompagnare gradualmente la donna di fronte a una realtà clinica così complessa.
Nel suo intervento, Cammarata ha comunque voluto evitare generalizzazioni sul personale sanitario, riconoscendo il lavoro di quanti operano con dedizione: «Non voglio fare di tutta l’erba un fascio: so che all’interno della sanità ci sono tantissimi professionisti che lavorano con grande sacrificio e umanità. Ma quello che ho sentito mi ha fatto male e, da figlio, mi ha indignato profondamente».
Il messaggio si conclude con un appello formale ai vertici della struttura e alle istituzioni sanitarie affinché la Direzione Generale dell’ospedale Sant’Elia verifichi l’accaduto e adotti gli eventuali provvedimenti necessari: «Dietro ogni paziente c’è una persona e dietro ogni persona c’è una famiglia. La malattia è già abbastanza dolorosa: non aggiungiamo anche la mancanza di sensibilità».
Nota: La redazione rimane a completa disposizione della direzione sanitaria dell’ospedale Sant’Elia e dei soggetti coinvolti per eventuali repliche, chiarimenti o controdeduzioni.

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