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Caltanissetta: La mossa del camaleonte e il tradimento nei confronti dei tremila

Last updated: 04/03/2026 7:33
By Sergio Cirlinci 408 Views 7 Min Read
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La politica nissena, quel magico teatro dove la coerenza ha la stessa durata di un cono gelato sotto il sole di giugno in Piazza Garibaldi.

Ma facciamo un piccolo salto nel passato, a quel giugno 2024 che sembra già preistoria, quando l’aria era densa di promesse e il palco traboccava di “Orgoglio” (Nisseno) e voglia di “Fare Centro”.

Ricordiamo tutti il duo dinamico Licata-Petitto ed i tremila voti, raccolti dalle due liste a sostegno della Petitto, tremila cuori pulsanti che credevano fermamente in un’alternativa, anche se non furono sufficienti, ci fu dopo il ballottaggio una differenza di circa 1.000 voti, differenza che consentì al candidato del centrodestra, Tesauro, di vincere. 1.000 voti sui quali si potrebbe discutere a lungo, ma quello è un altro discorso.

Il culmine dell’epica avventura fu quel comizio finale con parole lanciate come pietre, sguardi di fuoco e una retorica che non risparmiò nessuno, specialmente quella fazione che oggi, con un colpo di scena degno delle migliori o peggiori soap opera, è diventata la “famiglia” accogliente.

In tutto questo c’è qualcosa di profondamente grottesco, un senso di sfacciataggine che supera persino la peggiore tradizione del trasformismo italiano.

Parliamo dei 3.000 voti raccolti dalle liste “Orgoglio Nisseno” e “Fare Centro” al primo turno, tremila cittadini usati oggi come un voucher per una battaglia che, alla luce dei fatti recenti, non era contro un sistema, ma un qualcosa da esibire all’ingresso.

Chi è entrato nelle stanze del potere nella giunta Tesauro dovrebbe avere almeno il buon gusto di chiedere scusa ai propri elettori o spiegare i motivi di questa scelta.

Ricordiamo bene il comizio finale in Piazza Garibaldi, (video sotto), non fu un confronto politico, fu quasi un “processo sommario” all’attuale coalizione di governo.

Parole al vetriolo, accuse pesanti pronunciate da chi oggi, con una giravolta degna di un acrobata circense, siede proprio accanto a quelli che infamava dal palco.

Com’è possibile che gli insulti di ieri diventino i programmi di oggi? La risposta è cinica e banale: la poltrona non ha memoria. Ma i cittadini sì.

L’ingresso in maggioranza dei due consiglieri di Licata non è un atto di responsabilità politica, è la certificazione di un fallimento morale.

Come si può governare con chi ti ha descritto come il male assoluto della città? Che dignità resta a una giunta che, pur di blindare i numeri, imbarca chi l’ha coperta di fango fino a un minuto prima del voto?

Quale faccia mostrerete a quei 3.000 elettori che gli hanno dato fiducia per fare opposizione e si ritrovano oggi complici di ciò che dovevate combattere?

Mentre nei palazzi si brinda al “nuovo corso”, fuori resta il sapore amaro di una democrazia ridotta a mercato delle vacche.

Quei 3.000 elettori non hanno votato un progetto, hanno involontariamente finanziato il trasloco di qualche ambizioso verso una stanza con vista.

Questa non è politica, è cannibalismo del consenso. La peggiore conduzione di un’operazione politica forse di tutti i tempi, ovviamente a livello locale, accia persa con i suoi, con lopposizione e con lo stesso centrodestra, anche se adesso pare lo abbiano “perdonato”.

E il conto, statene certi, non lo paga la politica soltanto, non si pagherà con un buon amaro a fine pasto, ma avrà ripercussione con un aumento della disaffezione che alle prossime elezioni lascerà le urne e le piazze ancora più deserte, con buona pace di chi, dal palco, urlava di un “Orgoglio” che è finito in svendita per una poltrona al calduccio e ben remunerata.

Al di là dei nomi, delle sigle e dei colori politici, che in questo valzer di poltrone sembrano contare meno di zero, resta sul campo una questione di “igiene” democratica. Certe giravolte, certe amnesie collettive e certi abbracci post-elettorali tra chi si è sputato veleno addosso fino a un istante prima, dovrebbero essere semplicemente ripudiate.

Accettare questi scambi come “normale dialettica”, asseverarli come “scelte di responsabilità” o, peggio ancora, spingersi fino ai complimenti, non è politica, è uno schiaffo alla decenza.

È l’insulto finale a quel cittadino che ancora crede che il voto sia un mandato d’onore e non una cambiale in bianco da incassare al mercato del sottopotere.

Quando la coerenza viene svenduta per un assessorato e l’elettore viene trattato come un utile idiota, a morire non è solo una coalizione, ma la residua fiducia nella moralità della cosa pubblica.

Caltanissetta meriterebbe una memoria più lunga e, soprattutto, una schiena più dritta. Ad Maiora

Il video del comizio finale in piazza Garbaldi

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